Dopo il sito di Lorenzo Ria, parlamentare dell’Udc, il gruppo di Anonymous ha deciso di attaccare anche il sito della parlamentare dell’area ultracattolica Paola Binetti. Ecco di seguito il comunicato che hanno pubblicato.
All’attenzione di tutti i cittadini Italiani:
Noi siamo Anonymous,
Abbiamo deciso di lanciare un “Fuck Politicians February” (FPF)
FPF è il nostro modo per dirvi che ci avete rotto i coglioni.
Mentre il paese va a rotoli a discapito delle classi più svantaggiate voi continuate a perdere ottime occasioni per tacere, per smetterla di rubare e per piantarla di farvi sempre e soltanto GLI AFFARI VOSTRI.
Guardando la vicenda Lusi ci chiediamo veramente se non siete tutti uguali.
Come potevano Rutelli/Bersani & Co non sapere nulla? Come fanno 13 milioni di SOLDI NOSTRI a sparire senza che nessuno se ne accorga?
Vogliamo delle risposte,e le vogliamo subito. Vogliamo che qualcuno paghi.
Vogliamo che sia cambiata questa porcata di legge elettorale.
Vogliamo che siano aboliti (come il popolo italiano aveva già deciso nel 1993) TUTTI i finanziamenti ai partiti.
Vogliamo un parlamento pulito. NO condannati. NO pregiudicati. NO puttane,nani,ballerini e mafiosi.
Vogliamo che il popolo inizi a contare davvero.
Perchè tutte le firme che raccogliamo vengono tirate nel cesso?
I politici,NOSTRI DIPENDENTI non dovrebbero impegnarsi affinchè la nostra voce sia sentita?!
A quanto pare NO, anzi non perdete occasione per chiamarci “sfigati”, “mammoni”, “bamboccioni”
Vi siete chiesti come sarebbe stato il futuro dei vostri figli se avessero avuto un padre operaio
al posto di un politico mafioso e corroto?
Probabilmente no.
Da oggi per tutto il mese sarà FPF e ne vedrete delle belle.
Con noi o contro di noi.
Uniti come 1,
Divisi da 0.
We are Anonymous.
We do not forgive.
We do not forget.
Expect US.
Il gruppo di hacktivisti Anonymous ha diffuso in rete un nuovo comunicato in cui afferma che per protestare contro SOPA, Wallstreet, i leader irresponsabili e i banchieri che stanno affamando il mondo sono pronti il 31 marzo ad affondare la rete.
L’attacco si svilupperà Ddos (Distributed denial of services) e interesserà i 13 root DNS di Internet:
A 198.41.0.4
B 192.228.79.201
C 192.33.4.12
D 128.8.10.90
E 192.203.230.10
F 192.5.5.241
G 192.112.36.4
H 128.63.2.53
I 192.36.148.17
J 192.58.128.30
K 193.0.14.129
L 199.7.83.42
M 202.12.27.33
Colpendo questi nessuno sarà in grado di cercare o raggiungere gli indirizzi dei siti dato che sarà disabilitato il protocollo HTTP di internet, che è la funzione più utilizzata del web. Cercando il sito di google o qualsiasi altro indirizzo ci apparirà una pagina di errore.
Stop SOPA
Anonymous precisa che lo scopo dell’attacco non è quello di distruggere internet ma di buttarlo giù temporaneamente in segno di protesta. Come sempre nel comunicato vengono forniti i dettagli su come verrà portato avanti l’attacco e quali strumenti saranno usati.
E’ giusto evidenziare che spesso gli attacchi pubblicizzati da Anonymous hanno prevalentemente lo scopo di impressionare la rete mentre i loro reali attacchi sono silenziosi e quotidiani.
Come già capitato in precedenza potremo solo aspettare e vedere cosa succede.
Anonymous non dimentica, Anonymous non perdona le ingiustizie!
Rivolta delle pedine negli scacchi
La Grecia è lo stato europeo in cui la crisi e le misure anticrisi si stanno facendo sempre più evidenti. La situazione si evolve nel modo più negativo possibile e la divisione tra potere politico ed economico e popolazione si manifesta in modo evidente nelle dure giornate di rivolta che si sono svolte negli ultimi giorni. La frustrazione dei greci non può che essere accresciuta dalla repressione violenta portata avanti dalle forze dell’ordine.
A questa situazione gli utenti della rete rispondono con la condivisione di foto, video e informazioni e benché non diffusa in modo ufficiale, manifestando la propria solidarietà.
A questi utenti si sono affiancati gli Anonymous che hanno “colpito e affondato” il sito del premier, del ministero delle finanze e della polizia greca. L’attacco è poi continuato oscurando (Tango down) i siti della banca greca e della presidenza.
L’azione degli hacktivisti è stata riportata anche dal Guardian e dal Corriere della Sera, quello che però i mezzi di comunicazione ufficiali non dicono è che Anonymous è attivo ogni giorno 24 su 24 e che le sue azioni colpiscono senza sosta.
Dalla Cina allo Zimbabwe, dalla Turchia all’India, dall’Italia agli Stati Uniti, non esistono confini che possano fermare o arginare la loro azione.
Il potere di Anonymous consiste nella piena consapevolezza dello strumento che utilizzano (la rete) e nella capacità e determinazione che hanno nel condividere e rendere accessibili gli strumenti affinché tutti possano prendere parte alle azioni.
People of Internet ♥
#Anonymous #Anonymiss #AnonSec #Antisec #AnonOps
#OpChile #OpGreece #opitaly #Opmexico #OpBahrain #opchina #opcolombia #opdarknet #OpESR #opBrazil #opsyria #opegypt #OpIreland #OpGreenRights
We are legion!
Expect us!
Per quanto i nostri governi possano essere arroganti e autoritari la loro vulnerabilità diventa evidente sulla rete, in quegli spazi dove vince il kung fu migliore.
Ecco di seguito il comunicato pubblicato in rete che comunicava l’attacco ai sistemi informatici greci:
Cittadini della Grecia,
Siamo Anonymous.
Abbiamo seguito gli eventi ora in atto ad Atene, con reazioni contrastate. Siamo rattristati dalla distruzione e dalla rovina costate ad Atene ed alla gente che in essa vive da questa campagna. Eppure possiamo simpatizzare con loro. Il governo ha evitato le richieste del popolo infinite volte. Ha rifiutato di ascoltare la sua gente, e per questo motivo siamo al fianco del popolo greco. Abbiamo provato il loro dolore e le loro sofferenze. Non possiamo starcene inerti a guardare mentre il popolo è oppresso a causa di misure di Austerità che non gli gioveranno nel lungo termine.
Questo è il motivo per cui noi prendiamo posizione contro il governo greco. Li abbiamo avvertiti più volte di fermare le proprie azioni contro la loro gente. Li abbiamo avvertiti di smettere di sostenere questi tagli che danneggeranno indefinitamente la classe media e bassa. Non l’hanno fatto. Le azioni ora in atto sono il risultato del loro non ottemperare alle nostre richieste. Non abbiamo organizzato queste sommosse in alcun modo. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato diffondere la notizia del fallimento del vostro governo nell’accogliere le condizioni del popolo.
Anonymous sta continuando i propri attacchi contro il governo greco, e non si fermerà finché il popolo non otterrà ciò che vuole. Se questo non accadesse, il governo greco cadrà. Questo è anche un avvertimento a tutte le altre controparti dell’Unione Europea. Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Polonia, e tutte le altre subiranno lo stesso destino della Grecia.
Siete stati tutti avvisati.
Siamo Anonymous.
Siamo Legione.
Non perdoniamo.
Non dimentichiamo.
Saremo al fianco del popolo greco.
Al governo greco: avreste dovuto aspettarci.
Le crisi economiche e sociali producono nella popolazione malcontento e insoddisfazione. Molto si è detto su come nuove tecnologie e social network possano essere utilizzati, in diversi modi, per produrre un cambiamento nella società. Un valore aggiunto di democrazia.
He's twittering
Informare e organizzare
Per ognuno di noi, oggi, è molto più facile documentare le nostre esperienze e la realtà che ci circonda. Dalla neve a Roma a una sanguinosa repressione tutto può essere fotografato, ripreso e raccontato. Le potenzialità del citizen journalism sono infinite così come la possibilità che vengano diffuse e condivise attraverso i social media. Nello stesso modo è facile organizzare eventi: da una festa di compleanno a sorpresa a una manifestazione.
L’esistenza di queste potenzialità non determinano però necessariamente il valore del contenuto e della sua efficacia. Credo sia fondamentale studiare e analizzare la situazione senza farsi prendere da facili entusiasmi o allarmismi. Per questo motivo in questo post userò alcuni stralci del libro “L’ingenuità della rete” di Evgeny Morozov, autore che ho incontrato a Ferrara durante il Festival d’Internazionale, usando come case study la rivolta in Iran del 2009.
Persepolisi di Marjane Satrapi. Il punk non è morto
Twitter e la rivolta in Iran: l’informazione
Un’analisi di Sysomos, società che si occupa di fare analisi e monitoraggio sui social network, ha scoperto che c’erano 19235 account di Twitter registrati in Iran (ovvero solo lo 0,027% della popolazione) all vigilia delle elezioni del 2009. Visto che molti simpatizzanti del movimento verde avevano inserito Teheran come loro città nello status di Twitter per confondere le autorità iraniane, era quasi impossibile capire se la gente stava realmente a Teheran e non invece a Los Angeles. [...] Una ricerca del Pew Research Center ha scoperto che il 98 per cento dei link più popolari condivisi sul sito durante quel periodo erano relativi all’Iran, ma la maggior parte di essi non provenivano o non erano ri-twittati da coloro che stavano in Iran.
Manifestanti in Iran. 26 giugno 2009
Twitter e la rivolta in Iran: l’organizzazione
Un importante blogger e attivista iraniano, conosciuto come Vahid Online, che si trovava a Teheran durante le proteste, dubita della validità della tesi della rivoluzione di Twitter, semplicemente perché erano pochi gli iraniani a twittare. “Twitter non è mai diventato molto popolare in Iran. Ma il fatto che il mondo guardasse all’Iran con tanto interesse durante quei giorni, ha portato molti a credere che anche il popolo iraniano si informasse attraverso Twitter” ha detto il blogger. Twitter è stato usato per postare aggiornamenti su orari e luoghi delle proteste, ma non è chiaro se questo sia avvenuto in modo sistematico nè se abbia avuto l’effetto di portare la gente per strada. [...] Eppure l’Occidente non era vittima di un’allucinazione. I tweet venivano pubblicati e la folla si radunava in strada. Ma questo non vuol dire che ci fosse per forza un legame tra le due cose. Per parafrasare un vecchio detto: se un albero cade nella foresta e tutti lo twittano, è possibile che non siano stati i tweet a farlo cadere…
L’illusione occidentale che tutto avvenisse grazie alla rete, e in special modo tramite Twitter produsse una serie di errori. Un alto funzionario del dipartimento di stato americano inviò una mail ai dirigenti di Twitter chiedendo di cambiare la data delle previste operazioni di manutenzione del sito. I dirigenti dell’azienda accettarono ma spiegando che la decisione era stata presa in piena autonomia. Questa corrispondenza, che sarebbe potuta rimanere privata, venne invece resa pubblica dal dipartimento di stato americano per rafforzare le proprie credenziali nel campo dei nuovi media.
Come effetto di questa situazione nell’autorità iraniana nacque il sospetto che internet fosse uno strumento nelle mani del potere occidentale utilizzato per far cadere in regime in Iran.
La purga digitale
Tutti questi eventi hanno prodotto una vera e propria “purga digitale“, ancora oggi in atto, con la persecuzione, l’arresto e l’omicidio di attivisti e blogger. Il materiale messo in condivisione sulla rete dai media attivisti è stato analizzato per identificare i manifestanti. Il regime di Ahmadinejad ha poi piegato le potenzialità del citizen journalism mettendo in rete informazioni false per screditare gli insorti e facendo circolare racconti alternativi di quanto stava succedendo.
Come evidenzia un post sul sito Secondo Protocollo Twitter e agli altri social network hanno avuto un ruolo importantissimo per la diffusione di notizie e di filmati ma si sono, invece, rivelati totalmente irrilevanti per quanto ha riguardato l’organizzazione della rivolta.
Questa esperienza è stata guardata, inoltre, con grande interesse da Russia e Cina che hanno provveduto a rafforzare le proprie difese informatiche strutturandole in modo tale da rendere la rete e le informazioni che in essa vi circolano controllate e protette.
L’ottimismo, tutto occidentale, nei confronti delle nuove tecnologie e dei social network deve essere decisamente riconsiderato in virtù di questa esperienza. Non c’è regime che non possa essere capovolto così come non c’è rete che non possa essere controllata. Il valore aggiunto che possono portare, in una rivoluzione, le nuove tecnologie è strettamente collegato alla consapevolezza delle potenzialità positive e negative che esse comportano.
Quando parliamo dell’importanza delle nuove tecnologie e del potere di internet dobbiamo considerare due figure chiave, e negative, della comunicazione virtuale: i troll e gli shocklogger.
Troll
Con la comunicazione partecipata consentita dal web 2.0 e dai tanti social network tutti corriamo il rischio di incontrare un troll. Queste persone agiscono nella rete attraverso messaggi provocatori, irritanti, offensivi, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione ed eccitare gli animi. Sono utenti come noi ma che spingono per una deriva comunicativa che renda inefficace le potenzialità della rete.
Già dalla nascita di Indymedia questi utenti rendevano difficile la condivisione e la circolazione di notizie e opinioni fino a diventare una delle cause della temporanea chiusura nel 2006.
L’aumento delle possibilità di condividere informazioni e l’attenzione dei mezzi di comunicazione mainstream per tutto ciò che riguarda i social media ha aumentato e intensificato il fenomeno. Non so se siete mai capitati in pagine assurde su Facebook che richiamandosi a fatti di cronaca incitano alla violenza e alla volgarità offendendo le persone morte e i loro cari. Questo tipo di azioni molto spesso sono attribuibili ad adolescenti che agiscono semplice con lo scopo di diventare “famosi”, venendo citati in tv o dai giornali. Come diceva Oscar Wilde “Bene o male non importa, l’importante è che se ne parli“.
Io in questi casi segnalo la pagina, non mi iscrivo e non commento, perché spesso queste pagine sono animate più da utenti normali che si scagliano contro i troll che non dai disturbatori stessi.
Altri troll invece hanno propriamente funzioni di controllo politico difendendo stati, politici o multinazionali da critiche o cadute d’immagine. Anche in questo caso al posto di argomentare le proprie posizioni gli autori preferiscono insultare, deridere e screditare l’autore.
Su come agire nei confronti dei troll vi rimando al post pubblicato su Retelab dal titolo “Come difendersi dai Troll”.
Anche il fenomeno degli shocklogger sta avendo una grande diffusione, il termine fu coniato per descrivere un certo numero di siti web olandesi specializzati nel presentare, condividere e pubblicare materiali irritanti e sconvolgenti. Secondo una voce (poi cancellata) di Wikipedia:
“sono blog che usano lo shock e la calunnia per gettare fango sulle vicende in corso, sui personaggi pubblici e sulle istituzioni. Di solito gli autori degli shocklog commentano una notizia in modo provocatorio e ingiurioso, spesso con il risultato di stimolare commenti ancora più offensivi, come minacce di stupro e assassinio. Occasionalmente gli shocklog inciteranno il lettore a intraprendere qualche azione (on line), di solito un attacco contro un obiettivo specifico”
Blogger che quindi si posizionano ai margini dell’industria dell’informazione per testare le frontiere del politicamente corretto dei media tradizionali e che attirano sui propri spazi web migliaia di utenti che hanno bisogno di esprimere le proprie frustrazioni, la propria rabbia e delusione in questo periodo di crisi. E’ scontato dire che i grandi shocklogger abbiano anche profili sui social network attraverso i quali meglio interagiscono con gli utenti.
Se pensassimo alla nostra televisione capiremmo subito che quei politici/opinionisti che in studio non fanno altro che gridare e insultare gli altri ospiti o il conduttore usano la tecnica del troll depotenziando la comunicazione e la comprensione della situazione.
Il Giornale - A noi Schettino a voi Aunschwitz
Se pensiamo alla fabbrica del fango che periodicamente viene attivata sui nostri quotidiani per destabilizzare, indebolire e calunniare politici, magistrati o uomini di spicco abbiamo chiara la finalità e il modo d’agire di uno shocklogger.
La trasmissione “Cominciamo bene” – Discussione sul nucleare
La trasmissione “Annozero” – Discussione sulla libertà d’informazione
La trasmissione “Agorà” – Immigrati, criminalità e Lombroso
Ripropongo questo post scritto dal Teatro Vodisca (una delle realtà più vive nel territorio di Scampia) per raccontare e documentare come un evento mediatico spesso possa essere totalmente privo di energia rivoluzionaria se non inserito nel contesto umano. Buona lettura!
Le vele di Scampia
Si è appena concluso questo show mediatico che, francamente, non è servito a niente. Scrivo queste righe per raccontare a chi non c’era cosa è successo, perché certe volte le voci dall’interno valgono più dei lustrini. Siamo stati contrari sin dall’inizio a questa pagliacciata organizzata sui social network, proposta da Pina Picerno (deputata PD) che prima a Scampia non avevamo mai visto. Contrari perché i riflettori non cambiano le realtà, servono soltanto alla stampa per alterare luoghi già in difficoltà, passerelle elettorali. Non si capisce, che noi, popolazione di Scampia, stiamo già un passo avanti, i problemi li abbiamo già analizzati, insieme e dal basso abbiamo provato a dare le nostre soluzioni, rispetto ad un Università che non vede il suo completamento, rispetto ai nuclei abitativi incompleti, rispetto alle Vele ancora non abbattute. Vorrei raccontarvi cose che probabilmente le tv metteranno da parte. Ieri sera mentre facevamo le prove della nostra compagnia al Centro Territoriale Mammut è arrivata la deputata Picerno a conoscerci, a cercare di trovare un modo per far coinvolgere le associazioni alla manifestazione, lei diceva di costruire qualcosa insieme. La prima proposta nostra (e per nostra intendo quella della rete del Comitato Spazi Pubblici di Scampia) è stata quella di cambiare il titolo da Occupy Scampia in Occupiamoci di Scampia, proposta immediatamente accettata. La seconda, quella di spostare la manifestazione di una settimana per organizzarci meglio. Ci è stato risposto di no, perché oggi sarebbero arrivati centinaia di ragazzi da tutta l’Italia con le loro tende ad occupare lo spazio della piazza Giovanni Paolo II. Improvvisamente siamo stati letteralmente catapultati in un film, non solo Scampia ieri sera era invasa dalle volanti, magicamente, ma il Mammut, casa di bambini e pedagogia è stata invasa da Questore, Prefetto e capi della Polizia. Sono venuti a verificare il coprifuoco a Scampia, ma guarda caso sono venuti con i fotografi per testimoniare la loro passerella di salvataggio di un quartiere prima mai visitato. Puntualmente oggi il Prefetto era su tutti giornali, salvatore della patria.
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Oggi alle ore 17,00 è andata in scena la pagliacciata di Occupy Scampia. C’erano più poliziotti e giornalisti che manifestanti. Le tende non sono arrivate, nemmeno i treni ricchi di giovani rivoluzionari (quindi deputata Picerno si faccia mezz’ora di SCUORNO) c’erano solo le telecamere delle Iene e de L’ultima parola, programma di Rai 2 che vi invitiamo a BOICOTTARE perché ha totalmente pilotato l’andamento della trasmissione verso i soliti clichè di Scampia, ovvero tossici, piazze e droga. In studio Giulio Cavalli, che rispetto con tutto me stesso per il suo operato al nord, ma francamente con Scampia non c’entra nulla. Fallimento, fallimento, fallimento. Ecco quello che succede quando le proposte non arrivano dal territorio. Io mi chiedo, ma in una realtà già difficile come quella di Scampia, con miliardi di problemi, era necessario inventare un coprifuoco? Il quale è servito solo a rendere mitica ed eroica la figura di organizzatori mai visti prima e di una deputata del PD, più velina che politica. Mamma mia se questa è la sinistra stiamo inguaiati.
La grandine del Padre Eterno ha messo fine ad una minchiata colossale. Ovviamente noi a questo circo mediatico siamo abituati da anni, da anni viviamo con marchio Scampia, ma credetemi SIAMO CRESCIUTI e ora non ci faremo fregare dai primi giornalisti e politici di turno. Come mai alla presentazione del libro dei 25 anni della Scuola Calcio Arci Scampia, dove c’erano oltre 400 scampioti non c’erano le telecamere? Lo stesso con Sfreno, manifestazione del Mammut? I perché li conosciamo tutti, ma se ora dobbiamo aver paura di quello che scrive Saviano, diventa davvero difficile. Roberto carissimo, ti rispetto e resti un grande, ma questa volta era meglio se la penna la posavi nel cassetto. Le ragazze del quartiere, compresa la Picerno, oggi portavano i tacchi.
Perché scrivo tutto questo? Perché domani saremo di nuovo tutti in moto, associazioni, cittadini, parrocchie, gente che crede nel cambiamento prodotto dal basso. State tranquilli, non ci abbatteremo, per niente. Da tutta l’Italia state tranquilli noi ci siamo, abbiamo nomi e cognomi, teste e progetti, voglia e passione. E se proprio volete occupare Scampia venite il 19 febbraio al trentennale carnevale del Gridas, vi renderete conto cos’è Scampia. Per il resto vi faccio con un immenso sorriso sulle labbra un gigantesco pernacchio. Perché al di là di tutto siamo gente educata.
“Mentre la discussione delle due proposte di legge Stop Online Piracy Act (SOPA)eProtect IP Act (PIPA) possono essere rinviate dal Congresso degli Stati Uniti, questo non garantisce la difesa dei nostri diritti su Internet.” Con questa frase inizia l’ultimo video pubblicato da Anonymous.
Il video acquista d’importanza dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni quando all’arresto di Kim Schmitz e alla chiusura del noto sito di file-sharingMegaupload il 19 gennaio, Anonymous ha risposto con un’ampia rappresaglia oscurando il sito del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti e attaccando i siti del Recording Industry of America, della Motion Picture Association of America e della Universal Music.
Molte persone hanno letto questi avvenimenti come gli atti della prima guerra on line tra il popolo della rete, guidato da Anonymous e il Governo degli Stati Uniti.
Nel video la rete di attivisti non si limita a lanciare un appello (come già successo per precedenti operazioni) ma mette on line le istruzioni per scaricare ed eseguire il programma Low Orbit Ion Cannon (LOIC), strumento che è stato usato con successo per mandare in crash il sito del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. LOIC, funziona in modo semplice inviando migliaia di pacchetti di informazioni a server dell’obiettivo scelto bloccando i sistemi.
“Vi piacerebbe entrare a far parte delle protesta più grande di Internet e partecipare al primo atto ufficiale di una guerra cibernetica?” chiedono nel video “L’operazione globale Blackout è in corso e tutti possono prendervi parte.” Anonymus ha in programma di indirizzare l’attacco il 28 gennaio contro Facebook.
Sul canale di Youtube dove è stato caricato il video alcuni utenti hanno sollevato una domanda importante chiedendosi quale sia la relazione tra Facebook e le due proposte di legge in discussione al Consiglio, anche perché Zuckerberg si è espresso contro SOPA e PIPA.
Questa domanda è rimasta priva di risposta ma bisogna ricordare che già in precedenza, il 5 novembre 2011 il gruppo di hactivisti aveva preso di mira il famoso social network per la mancanza di tutela della privacy degli utenti. Alla minaccia, in quel caso, non seguì nessuna azione.
Anonymous
Mentre alcuni utenti si staranno chiedendo se questa volta sarà diverso altri si staranno domandando quanto sarà vasto e diffuso l’attacco. Che ne pensate?