Fare informazione sul web: i miei primi passi

La prima volta che ho scritto sul web è stato grazie al sito di Indymedia. Come molti sapranno questa rete fu creata nel novembre del 1999 con l’obiettivo di produrre informazione indipendente sugli eventi connessi al summit del World Trade Organization (WTO) a Seattle e che rischiavano di essere omessi o distorti dai media mainstream. Un network internazionale di media attivisti, l’Independent Media Center (IMC) che creava e diffondeva informazioni a cui tutti potevano accedere e a cui tutti potevano dare un contributo. Indymedia Italia nacque invece in occasione del vertice dell’OCSE a Bologna. L’azione di questo network era ben spiegata dallo slogan: “Don’t hate the media, become the media” ovvero “Non odiare i media, diventa i media”.

La possibilità di firmare con un nickname permetteva di mantenere una forma di anonimato che incoraggiava la partecipazione. Per questo motivo iniziai a pubblicare e commentare le notizie. Sicuramente sarò stato uno dei tantissimi utenti ad aver partecipato alle migliaia di post, discussioni, polemiche che si svolgevano quotidianamente sul sito italiano del network.

Quando i blog ancora non erano un fenomeno di massa, quando i social network e il web 2.0 in generale erano ancora in fase embrionale Indymedia ha rappresentato uno strumento unico per riceve e diffondere informazioni. Durante il G8 del 2001 che si svolse a Genova mentre tutti i media ufficiali criminalizzavano e denunciavano i manifestanti, prima e durante le giornate di protesta, il web riusciva a dare un’altra versione degli avvenimenti. In pochi giorni i media attivisti riuscirono a rompere la barriera censoria voluta intorno alla protesta.  Il video dell’irruzione nella scuola Diaz messo in onda sul Tg1 in prima serata con il logo di Indymedia fu il segno evidente di come la situazione dell’informazione stesse cambiando in modo radicale.

In questo primo approccio sul web notai anche un altro elemento. Chi ha partecipato a Indymedia, ma anche chi sul proprio blog ha parlato di tematiche scomode (magari anche in modo preciso, dettagliato e fondato) avrà riceveuto probabilmente dei commenti fuori luogo, diffamatori, irritanti e offensivi. Un utente che si comporta in questo modo in gergo tecnico viene definita Troll.

Il suo scopo non è diverso dai vari Porro, Feltri, Belpietro quando partecipano in televisione a qualche talk show: spostare l’argomento della comunicazione, distrarre e disorientare l’utente. In poche parole anche sul web esistono persone che cercano di riorganizzare, scoraggiare e indebolire le informazioni che vengono prodotte e diffuse sul web. Ribilanciare il rumore che c’è sulla rete.

Purtroppo quando stavo iniziando ad acquisire le nozioni di HTML per poter rendere i miei post interattivi e adeguati al web Indymedia italia ha deciso di sospendere (nel dicembre 2006) la pubblicazione sulle sue pagine, con l’intenzione di marcare una radicale discontinuità nel percorso politico che la comunità stava seguendo.

Nel novembre 2007 per fortuna sono state gettate le basi per una nuova struttura delle indymedia italiane e oggi il network è di nuovo accessibile.

Nel mentre però, rimasto privo di questo utile strumento di comunicazione, avevo continuato a fare comunicazione sul blog che mi ero appena aperto. Quando dopo un anno avrei potuto nuovamente collegarmi al network e interagire con esso ero troppo concentrato su altre tematiche e modalità di fare informazione ma questa è un’altra storia.

Ecco il video che andò in onda sul Tg1.

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