Fare informazione video: i miei primi passi…

Studiando al DAMS ho avuto la fortuna di poter approfondire le tecniche delle diverse componenti di un film (inquadrature e montaggio in primis) dei maestri del cinema. Ma essendo l’università fornitrice principalmente di teoria e di poca pratica è stata un’esigenza naturale quella di munirmi di una telecamera e di iniziare a fare delle prove, dei tentativi. La prima telecamera che ho usato era un cimelio storico che andava a Vhs. Iniziai a fare riprese amatoriali e montaggio analogici utilizzando il video registratore. Tra i primissimi lavori ci fu la realizzazione di un cortometraggio basato sulla storia di Pinocchio, ambientata però ai giorni nostri. Ma, ben presto, divenne evidente che se volevo lavorare meglio avevo bisogno di strumentazione differente. Così passai a una telecamera minidiv e a un programma per il montaggio video. All’inizio tutte le potenzialità digitali mi sembravano lasciare poco spazio all’immaginazione: mentre prima per ottenere un determinato effetto di luce o di colore mi dovevo ingegnare in mille stratagemmi, il digitale mi forniva subito miliardi di possibilità. Iniziai a lavorare a dei cortometraggi. Piccoli prodotti fatti insieme agli amici che ci divertivano. Ma è anche vero che quella strada era piena di difficoltà e problemi, e più cercavo di ampliare e migliorare i lavori e più ne sorgevano. Basta pensare agli attori che magari dovevano recitare per giorni interi totalmente gratuitamente, alla difficoltà di trovare un giorno adatto in cui tutti i protagonisti di una scena potessero partecipare, alla difficoltà di scrivere i testi, di curare la recitazione (all’esame su Sergej Michajlovič Ejzenštejn fui bocciato una volta, e per questo motivo le sue teorie, le sue intuizioni mi rimasero fortemente impresse), di fare le riprese, di fare il montaggio…insomma uno stress, che molto spesso non portava a nulla…Uno dei cortometraggi che non sono riuscito a completare traeva ispirazione dal libro di Christiane F. “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, ma realizzato in bianco e nero e totalmente privo di una recitazione parlata. Le immagini dovevano essere, nella mia intenzione, così belle da riuscire (sostenute da una colonna sonora appropriata) a mantenere una tensione e un coinvolgimento.

Il 20 marzo 2003 una coalizione formata da Stati Uniti d’America, Regno Unito, Australia, e Polonia, con contributi minori da parte di altri stati, tra cui l’Italia invase l’Iraq. Gli Stati Uniti, colpiti l’11 settembre 2001, tentavano sotto la guida di George W. Bush di realizzare un nuovo ordine mondiale suscitando proteste in un crescendo di consapevolezza da parte della società civile. Proprio in quel periodo un mio amico mi propose di montare un video, che mostrasse l’orrore della guerra, da proiettare durante una manifestazione pubblica in un locale. L’esperienza fu stupenda, iniziai a utilizzare e mixare pezzi di film (tra cui Full Metal Jacket, Apocalypse Now, La battaglia di Algeri, Il dottor Stranamore) e di telegiornali, creai una specie di Blob che, privato dell’audio, utilizzava il rallenty, le alterazioni di colore e tutti i trucchi di montaggio che avevo studiato e che mi potevano venire in mente.

Ma ben presto mi resi conto che avevo bisogno di materiale originale, che non potevo continuare a lavorare con materiale d’archivio.

Così mentre le proteste contro la guerra impazzavano e i treni carichi di armi, automezzi e fuoristrada militari venivano bloccati nel loro transito lungo il nostro Paese dai manifestanti, decisi che era giunto il momento di partire. Girai tanto riprendendo un’Italia mai passata in televisione e mai raccontata dai media mainstream. Dovevo capire come utilizzare e come diffondere questo materiale. Decisi di creare un prodotto di una trentina di minuti che sapesse unire il montaggio delle attrazioni alla testimonianza visiva, ancora una volta una specie di Blob fatto da materiale inedito e identificato da un logo in apertura e in chiusura. Devo confessare che lo studio del neorealismo, la visione dei film di François Truffaut, di Jean-Luc Godard e di tutta la Nouvelle Vague mi influenzarono nel montaggio, per cui spesso ho prediletto sequenze lunghe a una narrazione troppo frammentata. Il primo passo comunque era fatto, avevo realizzato dei video interessanti e innovativi (almeno rispetto ai prodotti televisivi), rimaneva la distribuzione e Youtube era ancora lontano dalla sua nascita…

Ripresi a girare, la vita da universitario mi permetteva una gestione flessibile del mio tempo, per proiettare e riprendere.

Gli anni passavano in fretta e mi accorgevo che tutto questo lavoro non bastava, il muro dell’informazione era troppo potente e troppo invadente.

Nel febbraio 2005 nacque Youtube un sito web che consente la condivisione di video su internet. Oggi questo sito è diventato uno strumento consolidato per la diffusione dei video consentendo a un numero imprecisato di utenti di accrescere la loro importanza e la loro influenza. Si pensi a tutti i politici, cantanti, canali televisivi che hanno un proprio canale su Youtube sul quale caricano i propri interventi, programmi, ecc. Mi sembra giusto segnalare alcuni canali italiani con maggiori iscritti, per mostrare la versatilità del mezzo. Abbiamo lamentecontorta (dedicato agli scherzi telefonici) con 61 video e ben 80472 iscritti al primo posto, seguono a distanza ClioMakeup (dedicato al makeup con video tutorial, review e consigli) con 269 video e 43524 iscritti, StaffGrillo (dedicato ai video di comunicazione del famoso comico genovese) con 515 video e 35946 iscritti, ErosRamazzotti (dedicato al famoso cantante italiano) con 56 video e 24489 iscritti, Rai (dedicato alla televisione di Stato) con 1789 video e 21528 iscritti.

Sottovalutando le potenzialità di questo sito e avendo nuovi stimoli e nuove priorità abbandonai temporaneamente la creazione dei video, non dopo aver provato a partecipare al Tekfestival senza nessun esito positivo…

Su Youtube ci sono finito anni dopo, ma questa è un’altra storia.

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