Elementi di forza e di criticità nella comunicazione sul web

Citizen journalism

Giornalismo partecipativo

Il web 2.0 moltiplica la possibilità di ricevere e di produrre informazioni. Questo elemento merita però un approfondimento e alcune precisazioni.

Ricevere informazioni
La possibilità di cercare direttamente le informazioni (siano esse testi scritti, video o file audio) rende il web il mezzo d’informazione più libero e completo di cui possiamo disporre. I video rappresentano la vera ricchezza di questa situazione, in quanto la fruizione si avvicina alla TV on demand in modo del tutto gratuito. Youtube in generale, ma anche il sito della Rai, di Mediaset, di Sky e di La7 permettono la fruizione di programmi in differita e a volte anche in diretta. Rispetto la ricerca sul web è interessante la lettura del libro “The dark side of Google” presentato a Parma nel 2006 durante il Hackmeeting italiano. Tra le tante informazione che vengono fornite sul più famoso e utilizzato motore di ricerca risulta anche che Google non indicizza tutte le pagine. E’ un errore crederlo, e un inganno dirlo. E’ difficile dare un percentuale delle pagine non considerate dal motore di ricerca, ma un’indicazione ragionevole sta tra il 20 e il 30%. Inoltre non necessariamente Google ci fornisce ciò che realmente stiamo cercando, ma quello che è stato più visto e più cercato in modo assoluto. Il risultato è tecnologicamente impressionante, quello che cerchiamo e quello che Google ci offre non è altro che quello che l’utente medio cerca. Inoltre la modalità di accesso alle notizie ha come limite il fatto che se non sappiamo cosa cercare automaticamente non avremo delle informazioni. Per fortuna la difficoltà di non sapere bene cosa cercare e di dover andare a intuito viene superata grazie ai social network. I nostri contatti infatti sono uno stimolo costante che condivide con noi (oltre alle proprie attività personali) articoli, video e link. Gran parte di questo materiale, però, in realtà non sono informazioni utili ma materiale d’intrattenimento. Un altro punto debole di questa modalità di fruizione è rappresentata dal fatto che nel cercare informazioni ci rifacciamo alle grandi testate.

Orson Wells nel film "Quarto potere"

Orson Wells nel film "Quarto potere"

Quelle stesse testate annegate nel conflitto d’interessi, che non è solo quello di Berlusconi, che stritola il nostro Paese e che non consente l’esistenza di grandi editori puri. Editori che si occupino soltanto di fare informazione. In Italia abbiamo banche, partiti, sindacati, industrie che possiedono quasi l’intera totalità dei mezzi di informazione. Il sito di Repubblica non è più attendibile del giornale Repubblica (Gruppo Espresso) così come il sito del Corriere non è più attendibile del giornale Corriere (Gruppo RCS). La Rai, Mediaset e La7 sono gli stessi sia sul web che in televisione.

Produrre informazioni
Il citizen journalism (giornalismo partecipato) è il prodotto del grande cambiamento in atto. Ognuno di noi può produrre un video e postarlo su Youtube o su Youreporter, ognuno di noi può aprire un blog (o con 30 euro aprirsi un sito), ognuno di noi può fotografare o registrare qualsiasi cosa consideri degna di essere condivisa. L’informazione sulla rete è un fiume in piena e più il regime mediatico in cui viviamo si fa opprimente e censorio e più sul web nascono nuovi canali di condivisione e di conoscenza. Ma un giornalista dovrebbe essere imparziale e responsabile, fedele alla verità e quindi alla consapevolezza che quello che racconterà non potrà mai essere la realtà al 100%.

Un giornalismo fatto da cittadini può essere fazioso? Può essere inattendibile e/o manipolato? E quanto queste distorsioni della narrazione possono infiltrarsi nella nostra fruizione degli avvenimenti? Il citizen journalism inoltre è un ottimo strumento per il locale ma sul globale mostra molte fragilità. La comunicazione fatta sulla repressione in Iran attraverso Twitter sembrerebbe contraddire questo mio dubbio. Ma quanti di noi avevano un contatto diretto con le ragazze e i ragazzi iraniani che portavano avanti la protesta? Chi ha dato risalto e ha diffuso i messaggi di Twitter dei manifestanti iraniani? Non sono forse stati gli stessi media mainstream che tanto critichiamo ad averci dato queste informazioni per convenienza politica? Quanti altri popoli oppressi e vittime di violenze lanciano i loro messaggi e le loro denunce attraverso la rete totalmente ignorati e inascoltati per la stessa convenienza politica?

Credo sia fondamentale capire che viviamo sicuramente in un’epoca di grandi possibilità per l’informazione, a patto però di non sottovalutare le tante insidie che, specie in una fase di cambiamento e di evoluzione come questa, possono esserci. Insidie dettate da interessi politici ed economici che sempre entrano in campo quando si tratta di informare e della coscienza delle persone.

N.B.: non metto assolutamente in dubbio la repressione in Iran, ma mi preme sottolineare che affidarci a intermediari (siano essi i media mainstream o famosi software per internet) può deviare e offuscare la nostra sete di informazioni.

Video amatoriale realizzato durante una protesta in Iran.

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