Le intercettazioni hanno trasformato i corrotti nei personaggi di un reality

Di Pietro

Antonio Di Pietro durante Tangentopoli

Baudrillard diceva “La guerra del Golfo non ha mai avuto luogo”. Analogamente possiamo dire che, rispetto alla corruzione di un tempo la corruzione oggi “non ha mai avuto luogo”. L’affermazione di Baudrillard si riferiva alla censura di immagini che dopo il Vietnam, caratterizzò la propaganda dello Stato americano nei confronti della guerra. Senza immagini non c’è indignazione. L’indignazione è mozione degli affetti, appartiene alla sfera emotiva, non razionale. La Tangentopoli di oggi passa attraverso la pagina scritta.

La prima Tangentopoli si riassume in una serie di immagini: l’imbarazzo degli imputati nei processi, Craxi accolto da un lancio di monetine all’uscita dell’Hotel Raphael, Di Pietro che, teatralmente, si spoglia della toga per dare le sue dimissioni.

Senza televisione, senza diretta, non ci sarebbe stata la prima Tangentopoli. La totale assenza della televisione rispetto agli scandali di oggi, spiega la mancanza di indignazione popolare.

Bisogna ricordare che Tangentopoli si incrocia con una fortunata rete di coincidenze riguardo alla televisione. Nell’ 89 nasce con Guglielmi, sulla terza rete, la tv verità, una televisione che fa spettacolo con riprese a basso costo, nei teatri della vita sociale, le piazze, i tribunali (Es. “Un giorno in pretura”).

Nel’91 le tv commerciali ottengono l’autorizzazione ad utilizzare la diretta, sia nelle inchieste giornalistiche che nei telegiornali veri e propri. Nel biennio ’89/90 irrompe in televisione la “Storia” con la maiuscola, che segna il trionfo dell’informazione. E’ un periodo di grandi sconvolgimenti come non si ricordava da tempo: Piazza Tien An Men, la Romania dove viene abbattuto Ceausescu, i crollo del Muro di Berlino, la Guerra del Golfo, tutto accuratamente trasmesso in televisione.

Di fronte all’impatto di queste immagini la televisione subisce una vera e propria rivoluzione. Ricordiamo la tv del servizio pubblico, proprio perché pedagogica, era fatta di sceneggiati, trasmissioni culturali, quiz. Con l’esplosione della diretta, la tv diventa informazione, ma anche piazza pubblica in cui si forma la coscienza civile del paese e una coscienza civile internazionale. I talk-show trovano nella piazza il loro referente esterno che conferisce verità alla tesi dibattuta in studio. Ancora oggi il talk-show di Santoro, il più discusso, ha nella piazza il suo punto di forza. E dalla piazza Santoro trasmetterà giovedì 25 marzo. Riassumendo: Tangentopoli è una collezione di immagini, soprattutto televisive. Il ripiegamento odierno della tv sul privato inibisce una nuova Tangentopoli. La differenza tra la I° e la II° Tangentopoli è già racchiusa nella differenza tra tv verità e reality.

Oggi la diretta sopravvive in televisione come reality. Penso che nessuno sarà così ingenuo da pensare che il reality non sia altro che la trasposizione in video di una realtà “vera”. E neppure da confondere il reality con la tv verità. Reality e tv verità rappresentano due visioni contrapposte della vita. La tv verità è la tv della III° rete di Angelo Guglielmi, tutta concentrata sul sociale e i suoi problemi. Il reality è il genere televisivo che punta l’obiettivo sui sentimenti e sulle emozioni dei partecipanti.

Reality show

Reality show

Tra reality e tv verità c’è la differenza che c’è tra psicologia e sociologia.

Facciamo un esempio pratico. Un operaio di vent’anni che va da Santoro a esporre le sue peripezie lavorative parla a nome di una categoria più vasta, la categoria dei giovani precari, senza prospettive future. Se quello stesso ragazzo va a fare il tronista a “Uomini e donne” esprime e cerca di affermare la sua sfera privata, attraverso la sua capacità di seduzione.

Per usare il linguaggio obsoleto degli anni della contestazione studentesca, tv verità e reality rappresentano due dimensioni antitetiche della vita: il “politico” contrapposto al “privato”. E’ evidente che la corruzione e la sua condanna appartengono a quella sfera pubblica, a quella vita associata, a quell’appartenenza alla polis che oggi si tende a ignorare per dare più spazio alla famiglia, ai sentimenti, alle emozioni.

Oggi il soggetto, l’individuo, prevale sul cittadino. E se dovessimo dare una definizione di uomo, non diremmo più che l’uomo è un animale politico ma piuttosto che un animale emotivo.

Oggi il reality, in tutte le sue declinazioni, riscuote più successo del reportage e delle trasmissioni-inchiesta. Perché il reality è uno specchio della società attuale. E’ stata la televisione a spostare il suo obiettivo dalle piazze al buco della serratura o, al contrario, è stato lo spirito del tempo a condizionare la produzione televisiva? Entrambe le cose.

Da un lato la censura televisiva obbliga gli operatori del settore a cimentarsi con il reality. Teniamo conto che all’irrompere di Mani Pulite la televisione pedagogica era abituata piuttosto ad una altro genere di censura che implicava la sfera della moralità e del sesso. Obiettivo della censura erano scollature e gambe nude. Con la rivoluzione sessuale e una maggior conoscenza dei meccanismi della comunicazione, la politica acquisisce la consapevolezza che il consenso elettorale non è legato ai contenuti, ma è pura comunicazione. La censura si trasforma da taglio a omissione. Non è più la frase da censurare, la striscia nera da apporre sulla nudità esibita, ma è piuttosto una scelta di generi “innocui”, divertenti per usare un termine berlusconiano lontani da “un uso criminale del mezzo televisivo”. La televisione, a differenza del cinema, deve produrre molto a basso costo. Negli anni del sociale questa produzione era realizzata attraverso una diretta esterna, oggi la diretta si applica all’interno della casa del grande fratello o allo spazio circoscritto dell’isola dei famosi.

E’ evidente che il nostro consumo televisivo condiziona la nostra visione del mondo. Oggi non c’è indignazione perché gli oggetti di indignazione seno tenuti fuori dagli schermi e non hanno più visibilità. Rimangono le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che hanno trasformato i nuovi corrotti nei protagonisti della reality della politica, i giornali in rubriche di gossip.

[Articolo di Carlo Freccero su Il Fatto Quotidiano del 5 marzo 2010]


Intervento di Carlo Freccero Presidente di RaiSat, al programma di Fabio Fazio Che tempo che fa puntata del 11 novembre 2007

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