Analisi sul corpo mediatico del Presidente

Il Presidente da giovane

Il Presidente da giovane si fa fotografare in una posa cinematografica

Abbiamo già affrontato come cambia il corpo del cittadino con l’evolversi della comunicazione e anche come questa evoluzione trasformi l’azione politica nel nostro Paese. Mi sembra interessante ora approfondire l’analisi sul corpo mediale del nostro Presidente.

In linea di massima il “potente” (sia un re, un dittatore o un presidente) ha due corpi: uno fisico e materiale e un altro politico e immateriale. In parole molto semplici benchè i nostri corpi siano tutti uguali, quello del potente ha un valore aggiunto simbolico. Si pensi a questo proposito come il corpo del Duce riuscisse a racchiudere, attraverso una studiata campagna mediatica, tutta una serie di valori aggiunti che ne hanno caratterizzato il mito e il fascino sulla popolazione. Un’esaltazione culminata con la denigrazione (e relativa desacralizzazione) del corpo fisico a piazzale Loreto.

Il Presidente ha deciso invece di unire i due corpi rendendo quello fisico anche simbolico e politico. Questa azione avviene mediante il ricorso a tecniche del corpo non occultate bensì esibite e oggetto continuo sulla stampa e in televisione di discorso pubblico e persino politico. La messa in condivisione, se non vera e propria ostentazione, della propria sfera privata in ogni posto e in ogni momento ha demitizzato il lato politico (l’investitura istituzionale) a tutto vantaggio del lato umano, che diviene quindi l’unico portatore di potere.

Il Presidente inoltre non ci appare mai per quello che realmente è, lavora su se stesso, grazie alla conoscenza che ha dei mezzi di comunicazione, con il fine di fornirci una serie di consci e inconsci messaggi che ne sappiano costruire un’immagine affascinante e coinvolgente.

berlusconi

Il Presidente Berlusconi

E’ rock

Uno dei suoi modelli di riferimento è sicuramente quello della star cinematografica. I divi bluffano, tendono a esagerare e soprattutto si auto-divinizzano per rafforzare la fede in se stessi. La star è soggiogata dall’immagine sovraimpressa alla propria persona reale, al punto che non distingue più tra le due cose. Le star inoltre vivono e si sostengono grazie al gossip e al pettegolezzo, fenomeni che con la sua discesa in campo sono diventati determinanti anche per la politica. Il Presidente, star della politica italiana, e prima ancora fabbricatore di sogni televisivi, attiva meccanismi di ispirazione e di incintamento proprio come fanno le star del cinema. A queste caratteristiche di divismo si aggiunge una trasgressività e un’anarchia che ne fanno un’icona rock e nichilista. Non è un caso che nel 2009 sia stato nominato dalla rivista Rolling Stone politico dell’anno. Il Presidente non ha problemi a insultare, a fare gestacci, a gridare tutto il suo disprezzo e la sua disapprovazione, senza curarsi di chi ha di fronte.

E’ glamour

Il glamour ha scritto John Berger, non può esistere senza l’invidia sociale come emozione comune e diffusa. Il glamour scaturisce dalla ricerca della felicità individuale e dall’impossibilità a ottenerla. Ciascuno di noi vive la contraddizione tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. Il Presidente si propone come modello e ideale. La precarietà, la disoccupazione, lo sfruttamento in cui viviamo ci spingono a un’invidia continua, un’invidia che si trasforma nella maggior parte dei casi in ammirazione o devozione.

 

Il Presidente mentre di nascosto si ripassa il cerone

E’ trans

Se dicessi a un mio amico che vive sulla Luna che il mio Presidente si trucca, va in giro con i tacchi, si è fatto un trapianto di capelli, si fa continue operazioni di chirurgia estetica, che ogni giorno si fa fare la manicure e che è solito sorridere in modo ammiccante e non farsi mai crescere un solo filo di barba, il mio amico sicuramente sarebbe convinto che ho un Presidente trans. Nel nostro Presidente in effetti è sempre attiva una duplicità che si sposta dal maschile al femminile. Non una ambiguità effettivamente sessuale ma simbolica. Il sorriso, mai eccessivo, promette un happy end continuo, la realizzazione di un sogno che è quello personale, ma anche il sogno in cui può identificarsi ciascuno di noi, spettatori della sua ascesa sociale, economica e politica.

Come una pin – up la sua figura curata al limite del feticismo autoerotico muove l’eccitazione come promessa. In questo il Presidente è più simile a Michael Jackson che a Mussolini. E proprio per cercare di bilanciare questa femminilità, così evidente a occhio nudo, deve esserci un gossip continuo sull’iperattivismo sessuale e sulle sue modalità da macho e maschilista.

Il Presidente nel suo giardino con delle ragazze

La pagina di un giornale di gossip che parla dell’harem del Presidente

Un corpo ormai diventato cybor in grado di abbattere il tempo e di superare anche qualsiasi danno o ferita.

Lo scopo è solo quello di trasformare il corpo in un feticcio simbolico che sappia mandare continue immagini (anche contrastanti tra di loro) al popolo. Un corpo che non rinvia ad altro che a se stesso e che nello sguardo degli altri costruisce la sua immagine, multipla e unica.

Questo logicamente è un post scritto su un argomento estremamente interessante e complicato. Qualora voleste approfondire questa tematica posso consigliarvi alcuni libri. Pe primo “Il corpo del Capo” di Marco Belpoliti da cui ho tratto molte informazioni e molta ispirazione, poi “Il corpo mediale del leader” di Federico Boni e “Il corpo del duce” di Luzzatto Sergio.

Uno spezzone de “La storia siamo noi” dedicato al corpo e all’immagine di Benito Mussolini. Nello specifico viene evidenziata la cura con cui il duce tentasse di eliminare qualsiasi raffigurazione del proprio corpo che non fosse quella mitica del dittatore. L’esatto contrario di quanto fa il Presidente mettendo in primo piano, sempre e comunque, il suo privato.

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3 thoughts on “Analisi sul corpo mediatico del Presidente

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