The Avetrana Horror Show

Sarah Scazzi. Non scrivo per condividere con voi chi penso sia l’assassino, chi ha fatto cosa, dove e quando. Scrivo questo post per cercare di analizzare il comportamento dei mezzi di informazione su questa vicenda.

Due punti mi sembrano fondamentali per iniziare questa analisi.

La famiglia Addams

La famiglia Addams

I giornalisti sono tenuti a raccontare i fatti, con precisione e fedeltà evitando inutili disquisizioni su ipotesi, congetture o fantasie. Al tempo stesso non possono in nessun modo sentenziare e giudicare una o più persone prima ancora che esse siano state condannate. Il cronista ha quindi il dovere morale e professionale di raccontare in modo lucido gli eventi facendo una netta distinzione tra gli elementi certi e quelli ancora da verificare.

Ma il dovere di narrazione della verità comporta in sé un rischio atroce: quello di raccontare un dramma. La storia di Alfredo Rampi, caduto in un pozzo artesiano in una campagna vicino Frascati, seguita in diretta negli anni ottanta (10 giugno 1981), è stato l’esempio peggiore di questo rapporto. Un rapporto ambiguo, a mio parere, tra giornalisti e ascoltatori. Non credo si possa giudicare la narrazione in modo diverso in base al suo finale.

Se un giornalista decide di raccontare una storia in diretta non può sapere come andrà a finire, potrà avere dei presentimenti ma mai delle certezze al riguardo. E oggi con lo sviluppo delle nuove tecnologie non ci possono essere limitazioni etiche o morali (dettate dalla paura di raccontare una storia che finisce in tragedia) davanti a una diretta perché la concorrenza è illimitata.

Questo vale unicamente per gli eventi raccontati in tempo reale, è evidente che la narrazione in differita necessita di tutta un’altra sensibilità, coscienza e intelligenza.

Chiariti questi due elementi mi sposterei sulla figura di Sabrina Misseri. E’ stata lei per molto tempo il motore della narrazione mediatica, lei su Facebook, lei negli appelli, lei nelle trasmissioni. Deus ex machina di una vera e propria campagna mediatica per far cercare e trovare sua cugina. Un’attenzione così grande che oggi, mentre è in carcere, non rispetta più gli schemi che si era prefissata e che ora le si rivoltano contro.

Ma le persone sono morbosamente interessate a questa storia? Oppure sono piuttosto i mezzi di informazione che stanno cannibalizzando questa tragedia?

Io credo che i telegiornali (come i programmi di approfondimento) devono essere riempiti e nel momento in cui si decide che determinati argomenti non possono e non devono essere trattati e/o approfonditi la possibilità di narrazione si impoverisce notevolmente. Ecco quindi la necessità per i mezzi di informazione di concentrarsi su due filoni privilegiati: la politica e la cronaca. E’ evidente che se la politica, specie se sotto forma di panino, non ha nessun appeal il pezzo forte dell’informazione, quello per stomaci forti, è rappresentato dalla cronaca.

Beatiful

La famiglia di Beatiful

Da Cogne alla strage d’Erba, da Garlasco a via Poma i nostri mezzi d’informazione hanno saputo spolpare tutto lasciando della verità e della dignità (delle persone coinvolte ma anche di chi raccontava le loro vicende) solo minuscoli brandelli.

Tutta l’informazione viene somministrata sotto forma di soap opera mettendo in rilievo le traversie sentimentali dei personaggi in un contesto in cui agiscono altri elementi predominanti, come il dramma familiare, la competizione professionale ecc. sia che si tratti di cronaca che di politica (si guardi per esempi in politica il caso Boffo, la casa di Montecarlo di Fini, la spy story sulla Marcegaglia). Inoltre questa informazione segue orari precisi ogni giorno e mantiene una semplicità di narrazione che imprime nello spettatore un legame di affiliazione con i protagonisti della storia.

Tutto viene preparato e servito affinché l’utente possa usufruire senza troppi problemi o difficoltà di ore e ore di chiacchiere senza nessun senso, nessuna finalità. L’informazione banalizzata cade nell’abisso che divide una puntata di “Un giorno in pretura” e da una puntata di “Porta a Porta”.

Chi ha ucciso veramente Sarah Scazzi? Le testimonianze discordanti dei protagonisti non aiutano a capire, Bruno Vespa e i suoi ospiti cercano durante la puntata di “Porta a Porta” del 19 ottobre 2010 di ricostruire la vicenda graziea alla ricostruzione sul plastico di casa Misseri.

Annunci

One thought on “The Avetrana Horror Show

  1. Pingback: Rimozione della realtà attraverso la repressione cognitiva « La comunicazione in tempo di crisi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...