Rimozione della realtà attraverso la repressione cognitiva

Sono tempi molto brutti e tristi questi. Dopo averci ingolfato la mente con l’omicidio di Sarah Scazzi siamo passati al nuovo scandalo sessuale del presidente del Consiglio. Nuovamente ci siamo lasciati travolgere dal gossip della notizia, il chiacchiericcio da bar amplificato dalle reti unificate.

Berlusconi sa giocare le sue carte sempre nel modo migliore e con la frase “meglio guardare le belle ragazze che essere omosessuale” è riuscito ad allettare anche le menti più resistenti. Tutti, dal meccanico al docente, dal barista all’intellettuale, dall’attore alla casalinga, a esprimere commenti e a fare congetture.

“Questa volta il governo cade… anche i suoi hanno preso le distanze … il re è nudo”

Baci e belle donne allo Stand up party di Berlusconi, tenutosi a Milano, al Circolo del Buon Governo

Baci e belle donne allo Stand up party di Berlusconi, tenutosi a Milano, al Circolo del Buon Governo(1)

Spezzoni di frasi che non considerano lo strumento mediatico del corpo del presidente del Consiglio. Perché Berlusconi anche se è nudo non ha nulla di cui vergognarsi. Non era forse nudo anche Gesù quando fu messo in croce? E Berlusconi, nell’incarnare diverse figure e significati è anche un unto dal signore, cristo mediatico sceso in campo per salvarci. Uomo perseguitato, calunniato e messo in croce dalla sinistra e da quel potere occulto messo in piedi da magistratura e editoria. Per questo motivo, anche se è nudo continua a negare tutto a testa alta, disposto anche a sacrificarsi, ed essere travolto dal fango, pur di salvarci.

Ma la cosa più triste di tutta questa situazione è il riuscito oscuramento del Paese reale, dei suoi problemi e delle sue difficoltà. Dall’emergenza rifiuti in Campania (i 10 giorni sono passati ed è solo sparita la notizia) all’omicidio di Angelo Vassallo (di cui ancora non si sa nulla), dall’emergenza alluvione in corso in Veneto alla situazione post terremoto in Abruzzo, dal taglio del 90% dei fondi per le borse di studio universitarie alla P3 e al rapporto tra Stato, servizi segreti deviati e mafie… e così a continuare fino a riempire pagine e pagine che in brevi accenni illustrerebbero la disastrosa crisi culturale, politica, economica e sociale in corso.

Come bandiere al vento ci lasciamo travolgere e distrarre.

Amante a progetto

Amante a progetto

Il divario tra ricchi e poveri è sempre più grande, le statistiche, riguardanti le retribuzioni e i conseguenti consumi, dipingono un’Italia sempre più spaccata in due, in cui le lame delle forbici si distanziano, lasciando un pericoloso vuoto al centro. Si scopre, così, una minoranza benestante che vede aumentare i propri profitti e le proprie fila, al tempo stesso emerge una massa di meno abbienti, studenti, operai, impiegati e pensionati. Una parte consuma e vive, l’altra sopravvive e resiste con un potere d’acquisto sempre più irrisorio. L’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha indicato che tra le 30 nazioni che ne fanno parte, l’Italia ne ha solo 5 (Polonia, Usa, Portogallo, Turchia e Messico) in condizioni peggiori. Il divario tra giovani e le persone adulte/anziane, inoltre, si fa sempre più grande, i posti chiave del Paese rimangono legati a doppia mandata a uomini di potere (un potere ormai incancrenito), che impediscono qualsiasi innovazione e sviluppo.

Un Paese fermo, mentre milioni di precari ogni giorno fanno avanti e indietro per cercare di portare a casa la giornata, un pezzo di pane o una rata del mutuo non fa differenza…il futuro non esiste.

Ma non volevo scrivere questo post per lamentarmi, tanti (troppi?) sono gli articoli, le analisi che ogni giorno vengono pubblicati senza che nulla cambi veramente. Perché basta un “bunga bunga” e ci dimentichiamo tutto o forse perché nella precarietà qualsiasi alzata di testa ha come risposta l’esclusione e l’isolamento. Ma perché le cose non cambiano? Perché il più grande partito dell’opposizione al momento non è in grado di fare nulla se non tirare per la giacchetta il Presidente della Camera? Perché nel nostro Paese la rivoluzione colorata che si è sviluppata negli altri Paesi non sembra avere successo?

Hanno messo in circolo questa droga potentissima, surrogato della cultura, per riempire il vuoto e la tristezza delle nostre vite. Assuefatti e intorpiditi continuiamo a sostituire, e nutrire, la disperazione con una finta prospettiva di cambiamento.

 

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, ucciso il 2 novembre 1975, in un suo articolo per il Corriere della sera del 1973 scriveva: “Essa [la televisione] non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.”

La colonizzazione televisiva dell’immagginario influisce sulla popolazione andando a contaminare anche tutte quelle nuove tecnologie che, al posto di essere strumento di riscatto, si trasformano in amplificazioni della propaganda di distrazione.

I commenti, come sempre, sono ben accetti.

Rockpolitik, Adriano Celentano nel brano “Ancora vivo” (interrotto da immagini della televisione trash da L’Isola dei Famosi seconda edizione a Porta a Porta) si scagliava apertamente contro quel tipo di televisione.

Spot della maratona mediatica “Cose nostre: per la legalità e la cultura, ricordando Angelo Vassallo”

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