Controllo e sicurezza: il caso Wikileaks

HAL 9000 in "2001 Odissea nello spazio"

Nel futuro l’uomo si affiderà sempre di più alle tecnologie. Sistemi integrati, grazie alla domotica, agiranno al posto nostro dialogando fra loro e rendendo le nostre case più confortevoli e sicure.  La percezione dello spazio e del tempo muteranno di significato grazie alla contina connessione e interazione informatica. Un sogno.

Ma se tutto questo si rivelasse un’incubo? Se tutte queste tecnologie, e questo immergersi totalmente in sistemi integrati si rivelasse nient’altro che un modo sofisticato e molto meno dispendioso per controllarci? Spiarci? E volendo anche derubarci di qualsiasi autonomia e libertà?

Il dubbio, o il timore, sono sempre presenti. La rete di ARPANET (acronimo di Advanced Research Projects Agency NETwork, ovvero rete dell’agenzia dei progetti di ricerca avanzata), sistema informatico che portò alla nascita di Internet nel 1983, fu pensata e realizzata, durante la Guerra Fredda, dai militari in collaborazione con alcune università americane. Questo rapporto di collaborazione, ma spesso anche di conflitto, si è sviluppato con il passare degli anni oscillando da una parte verso il bisogno di sicurezza e di controllo militare e dall’altra verso l’autonomia, la condivisione e la libertà delle tecnologie per la difesa della democrazia, della conoscenza e della consapevolezza. Uno scontro che spesso ha mietuto vittime.

Una scena del film War Games

E allora con certezza possiamo dire che il nostro futuro digitalizzato potrà essere un sogno o un incubo a seconda di come la vediamo e soprattutto a seconda di quale pensiero prevarrà.

Per il momento trema il potere politico, diplomatico ed economico. Dal futuro o dallo spazio intergalattico si è unito a noi Julian Assange, etereo hacker dai capelli bianchi. Cresciuto a pane e informatica negli anni Ottanta ha fatto parte degli “International Subversives” (Sovversivi internazionali) e, dopo alcuni problemi con la legge, ha realizzato il programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning.

Assange, alto, pallido, vestito con jeans strappati, giacca e cravatta è fondatore, promotore e frontman di Wikileaks (da wiki e leaks). Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati ed esperti informatici che possono, in qualsiasi parte del mondo si trovino, inviare materiale e farlo pubblicare in modo totalmente anonimo.

Benchè il sito avesse già pubblicato alcuni documenti a partire dal 2007, è solo dal 25 luglio 2010, quando alcuni documenti riservati sulla guerra in Afghanistan vengono ceduti al New York Times, The Guardian e Der Spiegel che il nome di Julian Assange e di Wikileaks risaltano nelle cronache internazionali. Da quel momento lo scontro tra le autorità politiche ed economiche e l’ organizzazione di Wikileaks si è inasprito sempre di più. Le informazioni coperte da ogni tipo di segreto (militare, di stato, industriale e bancario) pubblicate e diffuse hanno generato un vortice che non ha risparmiato niente e nessuno. La reazione non si è fatta attende: Assange è stato accusato da due donne svedesi di “stupro”e per questo motivo l’Interpol ha spiccato un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. Al momento è in carcere a Londra, in attesa dell’udienza sull’estradizione. Wikileaks è stato attaccato e chiuso. Il provider EveryDns ha deciso di interrompere la fornitura del suo servizio al sito di Assange, rendendolo di fatto invisibile da tutto il mondo. A quel punto il sito è stato ospitato in un centro dati gestito dall’Internet service provider svedese Bahnhof. Il centro – noto come Pionen White Mountains – situato a Södermalm è all’interno di un ex-rifugio anti-atomico ristrutturato.

Julian Assange fondatore di Wikileaks

Assange parla molto di giornalismo e di libertà d’informazione. E anche se la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha subito condannato fermamente l’attacco al progetto di Wikileaks la questione è molto più ampia. Carlo Freccero in un articolo scritto per Il Fatto Quotidiano scrive “Assange è il nuovo nell’informazione. È un hacker, non un giornalista. È l’icona dell’informazione di Internet…Internet è un’altra cosa, un elenco, un ripostiglio di notizie a cui accedere in maniera diretta e senza filtri. Il sito Wikileaks è il frutto di un furto, la condivisione di un bottino mediatico. L’hacker è Robin Hood della nostra epoca. Ruba l’informazione per farne patrimonio comune”.

L’avventura di Assange e Wikileaks non è la classica storia in cui il potere vuole imporre il silenzio a un giornalista per bloccare la diffusione di informazioni e dati. Lo scontro in atto è tutto tecnologico e sono convinto influenzerà in modo assoluto il divenire (per questo dico che Assange è un uomo venuto dal futuro, perchè nella sua azione, nel suo essere il futuro troverà più rapido compimento).

Come scrive Federico Cella nella rubrica “Vita digitale” il gruppo hacker chiamato“Anonymous” ha dato il via all’operazione “Avenge Assange” con il sostegno del gruppo per i diritti della pirateria digitale “Payback”. Facebook e Twitter si sono scagliati contro il gruppo di hacker ‘Anonymous’ chiudendo la pagina del gruppo e  l’account ‘Anon_Operation’, che contava circa 22.000 utenti.

Nonostante ciò gli “Anonimi” sono riusciti ad attaccare e a rendere irraggiungibili il sito di Mastercard e di Paypal (che avevano bloccato i bonifici dei sostenitori al sito), il sito della PostFinance, divisione della Swiss Post, il sito della procura svedese, il provider americano EveryDNS, il sito del senatore Lieberman (che aveva chiesto il boicottaggio di WikiLeaks), infine la Borgstrom and Bostrom, lo studio legale che rappresenta le due donne che accusano Assange. A queste azioni corsare, che sono solo all’inizio, si affiancano i provvedimenti legali.

Una guerra di dati e di codici per proteggere, non tanto e non solo la libertà d’informazione ma soprattutto gli strumenti che possono fornircele. Come scrive Riccardo Orioles sul sito del Fatto Quotidiano “Puoi impiccare Assange, ma internet chi lo impicca? Tanti piccoli Assange (ma no, non personalizziamo: nell’internet non si usa) spunteranno, e in effetti già spuntano, dappertutto. E’ la stessa tecnologia che li produce: dopo Gutenberg era solo questione di tempo perché venissero fuori tanti Luteri…Rete batte Sistema: prima o poi”.

I commenti, come sempre, sono ben accetti.

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