Scritture e nuove tecnologie

Flusso di coscienza attraverso una matita e un blocchetto

Flusso di coscienza attraverso una matita e un blocchetto

Il 27 dicembre abbiamo passato la serata a casa di amici. La serata è stata ricca di spunti e di stimoli di riflessione. Mi sembra molto utile mettere in condivisione alcuni argomenti che mi hanno particolarmente colpito aggiungendo però ulteriori elementi.

La conversazione si è mossa dall’importanza di scrivere “perché” con l’accento in modo corretto e la constatazione di come questa purezza linguistica stia lentamente, ma inesorabilmente scomparendo. Dalle istituzioni politiche alla tv pubblica sono infatti numerosi i casi in cui perché viene scritto perchè.

E’ un bene o un male che ci sia questa perdita? Ha senso cercare di opporsi a questo mutamento e tutelare la lingua italiana? Due gruppi hanno cercato di esprimere le loro ragioni a sostegno dell’una e dell’altra tesi. Potremmo dire che i “tradizionalisti” difendevano l’accento mentre gli “innovatori” non avvertivano nessun disagio in un possibile cambiamento. I termini utilizzati per identificare i due gruppi logicamente sono puramente simbolici, non vigeva infatti l’ansia o l’intento di far cambiare idea agli altri ma la voglia e l’intento di condividere e contaminare le proprie idee e impressioni.

Mentre il dibattito andava avanti gli innovatori hanno giustamente notato come oggi si scriva molto di più che negli anni passati. Gli sms, gli mms, le mail, le chat, i forum, Facebook e Twitter infatti hanno una larghissima diffusione e attraverso di loro una larghissima parte della popolazione comunica in modo testuale.

Ma questi strumenti non vengono utilizzati per scrivere in italiano, ma in una sorta di neo lingua fatta di simboli, abbreviazioni e numeri, rispondevano i tradizionalisti. La comunicazione epistolare fatta di pagine piene di pensieri e sentimenti conta(va) anche su una scrittura pulita e ricca (bisognava scegliere la parola giusta, quella che avrebbe reso unici e non fraintendibili, per noi e per il destinatario, sentimenti e pensieri) mentre oggi la comunicazione digitale è sporca, breve e frammentata.

Invio di sms

Invio di sms

Ma paragonare una lettera a un sms è paragonare due strumenti di comunicazione estremamente differenti e come diceva Marshall McLuhan “il mezzo è il messaggio”. Le similitudini ci sono ma sono trasversali, come evidenzia Carlo Infante in un’intervista rilasciata durante la Fiera del Libro di Torino, la chat assomiglia molto a una telefonata mentre la mail è molto simile a una lettera. “Nella chat … sei in sincrono, sei in collegamento con l’altro che aspetta la tua risposta. È un ibrido plateale tra scrittura e oralità.” Le mail invece richiedono spesso una maggiore cura, non sono pochi infatti “quelli che prima scrivono in Word, prendono copiano e incollano” e spediscono. La scrittura di oggi si piega e si modifica in base agli strumenti su cui viene adoperata, strumenti che sempre di più diventano rapidi, efficaci e multimediali.

Ma cosa ne è o ne sarà della lingua italiana in questo marasma innovativo? Nell’era della globalizzazione ha senso parlare di lingua italiana? Perché ci dobbiamo sorprendere se, come sempre è stato e sempre sarà, l’italiano scritto cambia forma? Il blog “Il mulino di Amleto” sottolinea che “La lingua è vivace, dinamica. Cambia con il cambiare della società. Alcune parole cadono in disuso, altre fanno il loro ingresso (specie nell’ultimo secolo, con l’avvento dell’era tecnologica e l’uso degli inglesismi)” ma al tempo stesso mette in evidenza come il linguaggio fatto di abbreviazioni, numeri ed emoticons non possa essere l’unico che le ragazze e i ragazzi di oggi sanno utilizzare. Secondo l’autore ognuno è libero di scrivere come meglio crede (in base allo strumento e al tempo che ha a disposizione) ma è importante anche saper scrivere in italiano.

Foto di utenti su Facebook

Foto di utenti su Facebook

Col passare del tempo la conversazione si è giustamente spostata sugli strumenti e in special modo sull’uso di Facebook. E’ subito stato chiaro per tutti che non esiste un modo unico di utilizzare il famoso social network inventato da Mark Zuckerberg: c’è chi lo usa solo per chattare e chi per farsi pubblicità, chi per rimanere in contatto con amici lontani che altrimenti avrebbe perso di vista e chi per giocare, chi per curiosare e “impicciarsi” degli affari degli altri e chi per fare tutte queste cose insieme.

A mio parere il potere di Facebook risiede nella grandissima potenzialità dello strumento. Una qualità che non era stata intuita neanche da Zuckerberg ma che grazie ai milioni di utenti in tutto il mondo trova sempre nuovi modi di manifestarsi. Senza dubbio Facebook, Inc. cerca di dare delle linee guida e le tante modifiche fatte in questi anni, seguendo anche le indicazioni fornite dagli utenti, delimitano i campi di sviluppo. Ma alcuni degli strumenti informatici più recenti acquistano di potere e di valore grazie all’uso innovativo e fantasioso che ne fanno gli utenti.

La serata si è conclusa con una partita a Trivial Pursuit il famoso gioco da tavola dove domande e risposte permettono di mettere in mostra cultura e nozionismo. Nell’ultima versione del gioco “Trivial Pursuit Casinò” la conoscenza delle classiche materie non ha più la stessa rilevanza dato che è stata inserita la possibilità di comprarsi le lauree.

I commenti, come sempre, sono ben accetti.

 

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