SEO e cura dei contenuti

Ricercatore web

Ricercatore web

Questo post muove i suoi passi da due elementi che mi hanno incuriosito: l’acronimo S.E.O termine tecnico che ho incontrato più volte navigando sul web  e l’articolo “Why Content Curation Could be the Best Marketing Idea in 2011” pubblicato su B2B Inbound Blog.

Il S.E.O (Search Engine Optimization in italiano Servizio di Ottimizzazione di un Sito) è un processo che comprende tutta una serie di operazioni da effettuare sulle pagine e sul sito di cui si vogliono migliorare le prestazioni.

La creazione di contenuti interessanti e pertinenti pubblicati in modo costante, risulta essere uno degli strumenti base per aumentare il traffico delle visite, i link e la credibilità della fonte.

Il contenuto deve essere il re dello spazio sul web. Qualsiasi processo di ottimizzazione, infatti, non può che partire dai contenuti senza i quali non ci sarebbe nulla da cercare. Secondo il sito B2B Inbound Blog (sito che condivide informazioni sulla creatività, il design e sui servizi di marketing inbound) i blog e i podcast ci indicano il 2011 come l’ anno della commercializzazione dei contenuti. Secondo diversi studi e relazioni, indicate dal sito, infatti sono numerose le aziende che spendono ingenti capitali per la cura e la pubblicazione di concetti, argomenti e tesi valide.

Questa tendenza organizzata e manageriale degli spazi web si scontra con quella “anarchica” e sociale degli utenti normali dato che le nuove tecnologie permettono a chiunque di essere creatore ed editore. Uno scontro che poggiando su sistemi paritari (più che in qualsiasi altro media) azzera i budget e premia la “materia”. Non è detto, infatti, che i miliardi spesi da un’azienda per il SEO riescano a fruttare in un sistema di così ampia concorrenza come quello web.

Scrittore di contenuti

Scrittore di contenuti

In questa battaglia, dove le licenze Creative Commons, i software open source e la diffusione dei social media giocano un ruolo preponderante come potranno gli utenti orientarsi per trovare le migliori informazioni e i contenuti più idonei alle loro ricerche? Come potrà svilupparsi e diffondersi una maggiore consapevolezza/autonomia economica, politica e sociale?

Attraverso la cura dei contenuti sfruttando le migliori informazioni possibili tra una vasta gamma di fonti, aggiungendo intuizioni credibili e condivisibili in modo interattivo e di grande impatto. Con le parole di Ann Handley, Direttore Generale Contenuti di MarketingProfs, “Curare i contenuti significa identificare, selezionare e condividere continuamente gli argomenti migliori e più pertinenti attraverso tutti gli strumenti accessibili ( gli articoli, i post sui blog post, i video, le foto,  i tweet, o altro) su un argomento specifico per soddisfare le esigenze di un pubblico specifico”.

La cura dei contenuti potrebbe/dovrebbe rappresentare quindi una categoria lavorativa emergente nel gioco complessivo della loro creazione, diffusione e commercializzazione. Come ho scritto nel post Mestieri web 2.0 questa figura dovrebbe alimentare il flusso di informazioni messo a disposizione sul web. Studiare il giusto canale [il giusto mezzo] per produrre contenuti corretti nel momento giusto. Offrire visibilità a un progetto, una marca, un processo, un’idea. Un lavoro da svolgere al fianco di altre professionalità con cui interagire.

La corsa verso Google per farsi indicizzare

La corsa verso Google per farsi indicizzare

Come spesso mi capita di scrivere su questo blog: la situazione è in fase di trasformazione. E anche se ancora mi risulta difficile immaginare qui in Italia una figura professionale che svolga questo ruolo (non per miei limiti cognitivi ma per i limiti cognitivi delle aziende) non posso che pensare all’importanza della spontaneità e della semplicità per chi opera nella comunicazione e crea contenuti. Ci troviamo a un bivio e per alcuni aspetti è come se il nostro Paese non fosse minimamente consapevole della grande rivoluzione in atto. Una rivoluzione che viene studiata, spiegata e interpretata all’estero mentre qui in Italia viviamo ancora in una fase pre-transitiva. Che questo sia un bene o un male non sono in grado di dirlo ma mi accorgo di come da noi la comunicazione web sia molto più semplice ed elementare, cosa che non ci fa correre il rischio a fine giornata di dover chiedere aiuto a qualcuno per capire cosa abbiamo scritto sul nostro blog. Siamo in questo nostro percorso più bottega e meno azienda.

I commenti, come sempre, sono ben accetti.

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