Restiamo lucidi

Vittorio usava il suo corpo come uno scudo. La sua pelle, i suoi muscoli, le sue ossa venivano usate per proteggere i palestinesi nella striscia di Gaza. Li accompagnava a raccogliere i frutti e le verdure dei campi o nel mare per pescare. Li aiutava a compiere azioni quotidiane che in stato di occupazione militare sono straordinarie.

Vittorio era una persona scomoda perché faceva parte dell’ISM (International Solidarity Movement) una ong di difesa dei palestinesi per mezzo della non violenza. Rachel Corrie faceva parte dello stesso movimento, aveva 24 anni quando il 16 marzo 2003 venne uccisa  nella striscia di Gaza, a Rafah, schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano. Il mezzo meccanico doveva abbattere delle case palestinesi e Rachel voleva impedire che ciò avvenisse usando il suo corpo come scudo. All’ISM e a Vittorio il sito americano http://stoptheism.com/ aveva dedicato un lungo articolo, fornito di foto, indicandoli come obiettivi primari dell’esercito israeliano

Vittorio Arrigoni in ricordo di Rachel Corrie

Vittorio Arrigoni in ricordo di Rachel Corrie

A Gaza Vittorio era arrivato la prima volta come rappresentante dell’International solidarity movement, a bordo di uno dei due battelli del Gaza Freedom Movement che violando, con successo, il blocco navale israeliano di Gaza, ha aperto la strada alla nascita due anni dopo della Freedom Flotilla.

Vittorio Arrigoni in mare

Vittorio Arrigoni in mare

Ma Vittorio era una persona scomoda anche perché aveva occhi e orecchie e sapeva raccontare tutto ciò che vedeva. Il 27 dicembre 2008, durante l’operazione “Piombo fuso” si ritrovò ad essere l’unico italiano e uno dei pochi stranieri presenti nella Striscia di Gaza. Non solo raccontò tutto il brutto e l’orrido delle azioni militari israeliane ma concludeva i suoi articoli con un appello: “restiamo umani”!

Non importa l’orrore che l’uomo è capace di esercitare, anche su larga scala, sui propri simili. L’importante è avere fede, credere nel bello dell’uomo e nella sua capacità di costruire pace, diritti, giustizia.

La sua testimonianza lucida e commovente, pubblicata sul quotidiano “Il Manifesto” è diventata anche un libro intitolato proprio “Restiamo umani”.

Ma il dramma di un’occupazione militare si svolge nel quotidiano con i piccoli infiniti abusi che vengono perpetrati ogni giorno senza che se ne abbia notizia. Per questo motivo Vittorio continuò a raccontare quello che vedeva ogni giorno utilizzando tutti gli strumenti che aveva a disposizione: un blog  http://guerrillaradio.iobloggo.com, un profilo e una pagina su Facebook, un profilo su Twitter, e tanti video su Youtube. L’ultimo suo post parlava di quattro palestinesi morti in uno dei tunnel che collegano la Striscia di Gaza all’Egitto, tunnel improvvisati che vengono utilizzati in modo disperato per superare il blocco merci imposto alla popolazione dal 2007.

Mi sembra giusto evidenziare che la sua narrazione, come potete leggere, non era incentrata su se stesso ma era rivolta al popolo palestinese.

Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni

Ora Vittorio non c’è più.

Si dice che sia stato rapito da un gruppo di salafiti legati ad Al Qaeda per fare delle richieste ad Hamas.

Secondo i rapitori il governo italiano avrebbe potuto fare pressioni su Hamas affinché si piegasse alle richieste avanzate.

Peccato che per l’attuale governo italiano Vittorio fosse una persona scomoda, tremendamente scomoda. Il 13 aprile 2011 addirittura Silvio Berlusconi aveva dichiarato al Jerusalem Post: “faremo in modo di impedire la partenza della Freedom Flotilla per Gaza.”

Peccato che per il governo italiano il gruppo di Hamas sia un gruppo di terroristi.

Peccato anche che Arrigoni non fosse molto simpatico neanche all’organizzazione islamica.

Mi è subito risultato, quindi, molto difficile credere che il rapimento avrebbe avuto un risultato positivo. Questa mia idee è diventata una certezza quando ho visto il video realizzato dai rapitori.

Vittorio ferito e sanguinante, bendato da uno scotch nero avvolto intorno al capo, viene mantenuto per la testa per i capelli da una mano. Una musica assordante copre tutti i rumori mentre alcune scritte in arabo con le richieste per il riscatto scorrono in primo piano. Un video che umilia e che fa orrore, che paralizza e lascia sconvolti. Un video da cui non traspare nessuna speranza, solo la ferocia e il potere  che qualcuno sente di poter esercitare sui propri simili.

I rapitori avevano concesso 30 ore di tempo ad Hamas. Vittorio è stato ucciso molto prima.

Vittorio Arrigoni insieme ad una bambina Palestinese a Gaza

Vittorio Arrigoni insieme ad una bambina Palestinese a Gaza

Chi c’è dietro l’omicido

La sentenza di morte era stata emessa già da molto tempo e non dai salafiti. Era solo questione di tempo. Vittorio doveva però morire per mano amica, per mano palestinese, araba, islamica altrimenti l’omicidio sarebbe stato un boomrang, come quello di Rachel Corrie. A distanza di un giorno il gruppo salafita di Gaza ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio. Secondo fonti investigative della Striscia di Gaza l’omicidio sarebbe stato organizzato da una struttura ben diversa.

Un dettaglio tradisce, a mio parere, gli assassini. Il sottotesto del video infatti lascia trapelare volutamente un messaggio molto forte e chiaro. Vittorio dava fastidio per due motivi: il suo corpo giovane e forte era uno scudo con il quale difendeva i palestinesi. Era inviolabile per le forze d’occupazione israeliana che sarebbero state condannate, almeno moralmente, per qualsiasi atto di violenza nei suoi confronti . Disturbavano inoltre i suoi occhi, le sue orecchie, la sua voce antenne costantemente in comunicazione con il mondo. Nel video dei rapitori il suo corpo umiliato, ridotto a fantoccio sanguinante è mostrato al mondo. Il suo corpo era uno scudo, ma in quel filmato era uno scudo distrutto incapace di difendere persino se stesso. Sempre nel video Vittorio appare cieco perché bendato, sordo e muto dato che qualsiasi rumore è coperto da una musica assordante.

Nella storia recente dei rapimenti di italiani all’estero (da Simona Pari, Simona Torretta, Giuliana Sgrena, Clementina Cantoni, Enza Baldoni, ai quattro mercenari Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi, Maurizio Agliana) nessuno nei video girati dai rapitori è stato trattato in questo modo.

Ma Vittorio è stato ucciso anche dalla nostra superficialità e dalla nostra continua distrazione, prendiamone atto ed evitiamo le frasi di circostanza e i luoghi comuni parlando di lui.

Cerchiamo piuttosto di ricordarlo con le nostre azioni. Ci ha passato un testimone che non possiamo che portare con noi.

Di giornalisti, intellettuali e politici prezzolati e tutti coloro che in questi giorni stanno buttando fango su Arrigoni, su quello che faceva e chi era, non voglio parlare. Il peso morale delle loro parole è inferiore a un singolo capello di Vittorio. Vi consiglio però di leggere il post di Andrea Scanzi “Le lacrime degli sciacalli“.

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