L’Agonia e il Bunga Bunga

Berlusconi

Berlusconi

Settembre è il mese più incerto per l’Italia, ci si chiede se passerà in Parlamento la manovra finanziaria, se sarà abbastanza rigorosa e come reagiranno gli amministratori fiscali dell’Unione Europea.

E non solo: l’epico e libidinoso imperatore – scusate, primo ministro – del paese, che tipo di festeggiamento orchestrerà per il suo settantacinquesimo compleanno?
Questa importante ricorrenza avrà luogo tra un paio di settimane, e ci si potrebbe immaginare che Silvio Berlusconi farà l’impossibile, ma ci si potrebbe anche chiedere cosa gli sia rimasto ancora da fare. L’uomo non ha mai avuto remore nel cercare la propria soddisfazione.

Come sappiamo, grazie al processo in corso che lo vede indagato per sfruttamento della prostituzione minorile, Silvio Berlusconi riunisce regolarmente autentici harem di giovani donne per baccanali che hanno indumenti che potrebbero esserere definiti bizzarri. Li chiama “bunga bunga”, termine che non ha una particolare traduzione e non la richiede nemmeno. Per capire il significato bastano gli ormoni.

Le dichiarazioni sul bunga bunga che si sono conquistate i titoli dei giornali la scorsa settimana affermavano che Berlusconi, in momenti di attraente devozione,  ha assistito a lap dance di donne vestite da suore. Questa notizia viene dopo quella secondo la quale Berlusconi ha ricevuto cure da donne vestite da infermiere. E dicono che la società italiana sia tradizionalista! Per Berlusconi non esiste professione che non possa essere usata in una pantomima femminile.

Noi americani ci siamo divertiti molto per tutto ciò – le infinite rivelazioni su Berlusconi apparse recentemente sul New Yorker e Vanity Fair – perchè sono clamorose certo, ma anche perchè sono rassicuranti. La follia dei nostri politici impallidisce al confronto della sua opera buffa vietata ai minori.

Bacio lesbo durante bunga bunga

Bacio lesbo durante bunga bunga

Ma non dovremmo soltanto stupirci e ridere. Il sentiero dalla gloria al ridicolo intrapreso dall’Italia, lastricato in parte dalle distrazioni carnali e legali di Berlusconi, minaccia la stabilità finanziaria europea e non beneficia nessuno.
Inoltre, quella dell’Italia è una storia che dovrebbe servire da lezione per molte  privilegiate democrazie occidentali che, con scarsa modestia, si sono cullate nel proprio benessere fino alla compiacenza; hanno lasciato che troppa stupidità creasse troppo danno; e non hanno leader adatti.

Il nostro paese è uno di questi, l’America per certi versi è una versione petit guignol dell’Italia. Anche noi ci siamo rilassati dopo i successi del passato. Abbiamo abbandonato le nostre infrastrutture. Abbiamo guardato i nostri giovani lottare. Abbiamo sprecato tempo prezioso mentre i nostri legislatori si comportavano in modo meschino, facendo i propri interessi. Abbiamo lasciato che il denaro corrompesse la classe politica.

Il denaro è l’arma di Berlusconi, la sua corazza, il suo destriero, il suo tutto. Plurimiliardario, ha usato il denaro per assicurarsi lealtà, e il suo impero economico affonda in profondità nel reame della televisione che distorce le immagini e manipola le opinioni, nel giornalismo e nell’editoria.
Alla fine di una lunga intervista, anni fa, Berlusconi mi chiese se il mio ultimo libro  fosse stato pubblicato in Italia. No, non lo era stato.

“Vorresti che lo fosse?” disse.

Gli italiani hanno imparato a conoscerlo, e hanno visto l’economia del proprio paese stagnare e il debito crescere nel corso degli ultimi dieci anni. E Berlusconi, al potere per la la maggior parte degli ultimi 17 anni, ha fatto progressi minimi nel campo della tassazione necessaria, e delle riforme di diritto e procedure.

Quindi come finirà? Ho posto questa domanda a molti italiani intelligenti e preoccupati, e mi è stato risposto che gli italiani ci hanno messo troppo tempo a condannare le sue malefatte e gli hanno permesso di costruirsi una trincea.

Nel frattempo l’opposizione non ha trovato la maturità necessaria per superare la propria litigiosità e mandarlo via.

“Rimane il fatto che non ci sono alternative” mi ha detto Giuliano Pisapia, il nuovo sindaco di Milano. Milano era una roccaforte berlusconiana, ma Pisapia ha comunque battuto una fedelissima di berlusconi, provando la vulnerabilità del primo ministro. Ma a livello nazionale Pisapia non vede nessuno in grado di prendere il posto di Berlusconi.

In un paese con tanti tesori e bellezze, forse anche le difficoltà si affievoliscono e la situazione non è ancora diventata troppo brutta.

Ho chiesto a Mario Calabresi, un giornalista italiano famoso, perchè i giovani italiani, il cui tasso di disoccupazione è stimato al 27%, non stanno protestando quanto gli “indignados” che occupano le piazze in Spagna. Ha risposto che in parte è perchè i loro genitori sono ancora abbastanza ricchi da permettere loro di comprarsi vestiti, uscire la sera e andare in vacanza, almeno per il momento.

“Sei indignato, ma non così indignato da andare in piazza invece che al ristorante” mi ha detto mentre prendevamo un caffè in una piazza di Torino con il pavimento acciottolato.

Eppure non smette di credere che gli italiani ce la faranno. Così come continua a crederlo il sindaco di Firenze Matteo Renzi, una star emergente del centro sinistra.

“Se gli italiani decidono che vogliono davvero cambiare 20 anni di immobilismo, silenzio e scandali politici, abbiamo un futuro” ha detto lunedì nel suo ufficio a Palazzo Vecchio, il cui soffitto e le cui pareti sono coperti da magnifici affreschi.

“Non è facile lavorare qui” ha aggiunto “perchè si è circondati dal passato. Ma voglio credere che la pagina più bella della storia di Firenze non sia ancora stata scritta”.
Spero che sia così per tutta l’Italia. E anche per noi.

di su The New York Times

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