Cinque regole d’oro per comunicare e amare

Love isIl rapporto tra l’ufficio stampa e i mezzi di comunicazione va trattato con le stesse modalità con cui si gestisce una relazione amorosa. Continuità, sincerità, fiducia e indipendenza sono elementi fondamentali. Ecco poche, semplici, regole per rafforzare, nel tempo, la vostra relazione e per renderla ricca e prosperosa (sia che si tratti del vostro moroso che dei mezzi di comunicazione).

1. Non fare false promesse

A volte presi dall’entusiasmo per l’esperienza che stiamo vivendo siamo portati a promettere mari e monti alla nostra metà. E se ogni promessa è un debito ogni volta che non riusciamo a soddisfare le aspettative deludiamo il nostro moroso e indeboliamo il rapporto. La comunicazione come l’amore si basa sulla fiducia. Nel fare la comunicazione di un evento dare dei numeri molto alti o comunicare ospiti che probabilmente non saranno presenti sono errori che minano la credibilità della vostra comunicazione. Meglio rimanere con i piedi per terra e fare qualche sorpresa, che sarà sicuramente gradita.

2. Non fare paragoni

Pensare di fare una lista dei buoni e dei cattivi tra i mezzi di comunicazione che si sono o non si sono occupati della nostra iniziativa e inviarla sotto forma di comunicato stampa ha lo stesso effetto di quando ci lamentiamo con la nostra fidanzata paragonandola alle nostre ex. L’effetto è demotivante e controproducente. L’importanza di quello che facciamo (e in amore di quello che viviamo) risiede proprio nell’esperienza in cui siamo coinvolti. Bisogna crederci!

love is3. Non essere stalker

Lo stalker(persecutore) agisce con l’intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa. Un comportamento deplorevole e penalmente perseguibile che si può manifestare anche nel rapporto con la stampa. Mandare tre comunicati al giorno per una settimana equivale a finire, in modo automatico, nella cartella dello spam. Chiamare ogni giorno le redazioni per chiedere se manderanno qualcuno a seguire il nostro evento produce solo fastidio e insofferenza. Stare con voi, seguire il vostro evento deve essere un piacere, non potete costringere nessuno.

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4. Non essere zerbini

In amore la disponibilità e la generosità devono coniugarsi con l’indipendenza. Non c’è nulla di più sgradevole di un partner “zerbino” che dice “si” a ogni nostro desiderio o richiesta e che privo di dignità cerca di soddisfare ogni nostra necessità prima ancora che venga manifestata. In amore ci vuole dignità e indipendenza, due elementi che arricchiscono il rapporto e gli danno stabilità.

L’ufficio stampa nell’interagire con i giornalisti deve mantenere la propria dignità e individualità, mantenendosi disponibile ad agevolare il lavoro dei media ma non sostituendosi al loro lavoro. Il giornalista ha bisogno di dare valore al proprio lavoro, e noi di darne al nostro.

5. Non avere fretta di concludere

L’amante troppo focoso spesso si spegne in anticipo, deludendo la complicità e la sintonia del rapporto. Se stiamo curando la comunicazione di un evento non possiamo anticiparne la conclusione e inviare il comunicato stampa prima che esso sia finito sperando così di essere pubblicati. In questa maniera bruciate la notizia che voi stessi state curando. In amore, così come nella comunicazione, bisogna rispettare i tempi.

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2 thoughts on “Cinque regole d’oro per comunicare e amare

  1. interessante metafora. sono d’accordo ma come ex addetto stampa posso dirvi che l’ansia comunicativa del capo prende sempre il sopravvento. Bisogna fare i conti tutti i giorni con il narcisismo di chi si vorrebbe sempre citato sui media. anche se non ha nulla da dire.
    aggiungo un punto ai cinque: come in amore, per un comunicato bastano poche parole. E mai cominciare con una dichiarazione virgolettata del segretario generale di turno. è come se in amore volessimo sempre far prevalere il nostro punto di vista. è un po’ come dire: io sono il verbo e tu le umili orecchie.

    • Ciao Elena,
      hai perfettamente ragione. Il “capo” di turno in questo caso è come quei genitori troppo invadenti che cercano di indirizzare e pilotare la relazione amorosa dei propri figli. E c’è da dire che questi figli spesso sono precari, proprio come i tanti addetti stampa…e quindi, forse, la soluzione è cercare di mantenere l’autonomia e la dignità (della propria relazione come della propria professione) cercando di non scontentare nessuno. Avere il coraggio delle proprie scelte così come delle proprie competenze, i genitori devono fidarsi, i capi dovrebbero capire che ognuno ha il proprio ruolo e che non c’è nulla di più dannoso e frustrante di un addetto stampa ridotto a burattino nelle mani ansiose e narcisistiche del proprio capo. Ci vuole tempo, pazienza e tanta buona volonta per dimostrare ai propri genitori e ai propri capi che si è in grado di camminare con le proprie gambe!!!
      Anche sulle dichiarazioni mi trovi d’accordo: un buon comunicato stampa deve essere subito accattivante nelle prime tre righe e poi deve farsi scoprire poco a poco…quasi come ci aspetteremmo il primo appuntamento…

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