Freccero: “Con Servizio Pubblico Santoro ci fa vedere il futuro”

Il direttore di Rai4: “Unico assente a Servizio Pubblico è il berlusconismo. E i politici su sedie di legno sono segno di trattamenti scomodi al potere”.

Carlo Freccero

Carlo Freccero

Carlo Freccero, direttore di Rai 4, s’incazza soltanto una volta: “Ah, voi non capite una mazza. La sigla, benedetta”.

Che significa?

Michele Santoro e i centomila presentano Servizio Pubblico. Mettiamoci un bel punto, spazziamo il vecchio. Andiamo oltre il nemico, il contraddittorio, il pesetto di maggioranza. Non c’è bisogno di avere la Santanchè o Ghedini. Questa comunità ha rivoluzionato la televisione. Stringiamoci intorno al nuovo, e smettiamola di creare teatrini e presepi con chi dice qualcosa e chi replica col contrario. Abbiamo visto una trasmissione nuova con un modo nuovo.

Senza precedenti?

No. Forse c’è una leggera somiglianza con il “pizzone” di Silvio Berlusconi, il pioniere che spediva il palinsesto per posta e metteva in onda le sue trasmissioni contemporaneamente. La differenza è che Santoro sfrutta la tecnologia, la multi-piattaforma ed è senza editori, invece il Cavaliere era senza legge”.

Cos’è la rivolta del telecomando?

Il superamento di gruppi dominanti che agiscono o con il canone di abbonamento come la Rai o con la pubblicità come Mediaset e La 7. Secondo la logica di consumare la televisione gratis con il rischio di sopportare qualsiasi cosa senza potersi ribellare. Adesso c’è il pubblico che ti chiede di tornare in video, compra un prodotto, quel che vuole, quel che cerca. In nome di chi diffonde la libertà di espressione. Paga volentieri dieci euro come se fosse il dirigente che confeziona il palinsesto. Contribuisce a creare il suo pezzo di presente, ma vuole che sia condotto verso il futuro.

Il “pizzone” ai tempi di Facebook si può allargare?

Ecco, l’interazione è fondamentale. Al gruppo di Santoro si possono aggiungere Luttazzi o la Dandini, ma resta necessario il rapporto con il pubblico, che osserva con attenzione in maniera attiva, non passiva, risponde a domande, vuole risposte. Il sondaggio in tempo reale è uno strumento di democrazia senza luoghi. Come lo studio ampio, semplicemente splendido. Saranno scomode le sedie di legno… Dimostrano il potere che deve sottoporsi a trattamenti diversi. Le gru rappresentano una sospensione, il passaggio verso terre sconosciute, ripulite dal berlusconismo e derivati. I piloni mostrano il cantiere di una società in cambiamento. La scenografia è la metafora del programma. Quel tipo di studio è fuori circuito, fuori campo. Cala un sipario.

Facile, su mister B.?

No, non ci interessa più. Nella televisione di Santoro l’unico assente è il berlusconismo. Nel senso che i suoi costumi sono finiti. Per vent’anni abbiamo raccontano la politica radunando i pro e i contro. Adesso che abbiamo lasciato la terra ferma, e siamo sospesi per capire dove atterrare, Santoro ci apre un paracadute e ci deve trovare un punto di riferimento. Questo manca un po’ a Servizio Pubblico, e deve rimediare.

I giornali vicini a B. scrivono che Santoro senza la polemica è debole.

Sono ancorati al passato. La forza di Santoro sono i centomila. Quelli che con una sottoscrizione volontaria distruggono anni di liberismo commerciale in televisione, fatto di pubblicità e canone Rai, il pedaggio più fastidioso per i cittadini. Forse senza capirlo in profondità, tutto si è modificato. Anche Santoro si è modificato perché questo primo giovedì ci consegna il futuro: i cittadini al centro, i giornalisti e la politica in mezzo e finalmente i politici ai margini perché sono impegnati a trafficare.

Da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2011, intervista di di Carlo Tecce.

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