Informazioni su kozim77

Diplomato presso il Liceo Scientifico “G. Ferraris” di Taranto. Conseguimento della laurea con 103/110 presso l’Università Roma Tre Facoltà di Lettere e Filosofia corso di studi in D.A.M.S ( Dipartimento Arte Musica Spettacolo ) con il prof. Freccero ( ex direttore di Rai Due e attualmente docente del corso Teorie e tecniche della comunicazione di massa ) ed il prof. Apolito ( docente di antropologia culturale).La tesi analizzava la televisione come strumento di affascinazione magica. Corso di approfondimento presso l’Archivio Disarmo di Roma sulla tematica “Guerra ed Informazione”. Corso presso la Scuola di Giornalismo “Scrivi di diritto” della Fondazione Internazionale Lelio Basso come “Esperto multimediale per la comunicazione internazionale”. Partecipazione al seminario ''Vivevamo tempi di speranze ma anche di profonde inquietudini'' organizzato dalla Fondazione Internazionale Lelio Basso Sezione Internazionale. Corso di Gnu/Linux I° Certificazione. Preferenza dei pacchetti creativi di montaggio audio/visivi. Seminario nazionale di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" sul tema "Mafia. Ma non solo, i tentacoli della ‘ndrangheta, le trattative di Cosa Nostra, i veri affari" Seminario nazionale di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" sul tema "Il rumore delle coppole, il silenzio dei colletti. L’impegno antimafia e la sfida della mafiosizzazione"

Diari del primo campo di mediattivismo

La strada che porta al villaggio della Legalità “Serafino Famà” è una linea bianca, sottile e tortuosa, tracciata con forza tra i campi battuti dal sole. Il sentiero un tempo conduceva ad un campeggio, squallido esempio di abusivismo edilizio, utilizzato anche d’inverno per feste paesane come anche per le campagne elettorali di vari esponenti politici di Borgo Sabotino, villaggio operaio nato negli anni ’30 per contribuire alla bonifica dell’Agro Pontino.
Da quest’estate in poi, la località vedrà un confluire periodico di nuovi giovani “operai per scelta”, pronti stavolta a strappare alla palude dell’illegalità un bene pubblico, e desiderosi, con creatività e non pochi sforzi, di restituirlo, o meglio offrirlo alla collettività.
Non più divise da lavoro ma magliette multicolori che hanno ciascuna voglia di dire qualcosa: “Facciamo un appello. Io? Presente”… “L’Amore vince su tutto”… “Nel mio Paese nessuno è straniero”… Troppi i 40 nomi da ricordare, tanti quanti siamo noi: sono le città di appartenenza – le più disparate – a segnare la conoscenza iniziale, sostituite poi nei giorni dal nome dei gruppi di lavoro cui si è stati assegnati, e infine dal nome di ciascuno, perché per Libera il primo diritto riconosciuto è quello di averlo un nome.
La differenza di provenienza, età e vissuto dei partecipanti porta inevitabilmente a domandarsi se ce la faremo a coordinarci e, viste le condizioni del bene, a rendere questo posto più gradevole, in tempo per il raduno nazionale dei giovani di Libera tra 10 giorni.
Eppure, eccoci al terzo giorno ma, a giudicare dagli sfottò amichevoli che si sprecano e la voglia di tirar tardi nonostante la stanchezza fatta di lavoro e formazione, sembra già passata una settimana. Il primo vero risultato di questo campo di antimafia culturale non è tanto il grigio dei muri che gradualmente lascia il posto ad un arancio convinto come la nostra presenza qui, né gli incredibili progetti dei murales concepiti e ora da realizzare, quanto il rispetto per le proposte che ciascuno avanza per il cambiamento. D’altronde c’è vento a Borgo Sabotino in questi giorni, e il vento c’è perché ci siamo noi.

Françoise
19 luglio 2012

 

Da quando mi trovo in questo campo, a Borgo Sabotino (LT), ho avuto la certezza, che il concetto di “giusto”, è assolutamente soggettivo. Ho constatato che dormire, mangiare, lavorare e faticare insieme è il clima più favorevole, per costruire legami davvero forti, in breve tempo. Con la stessa velocità si sono succedute una raffica di idee; per rendere più “bello” il luogo che ci sta ospitando. Allo stesso tempo è stato complicato esporre le proprie idee, perché le si doveva confrontare con la collettività, modificandole e adattandole al pensiero comune. A mio parere, l’iter da intraprendere per “promuovere” la propria idea, vede come punto di partenza l’esposizione della propria opinione e l’argomentazione, più che sufficiente, della stessa. E’ infantile credere che si possa avere ragione a priori, semplicemente perché ci si sente sicuri di se stessi. E’ estremamente maturo dimostrare di “avere” ragione utilizzando il confronto come amplificatore solo che, come sempre, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Le opinioni da me precedentemente esposte tendono volutamente ad affermare che crescere è impossibile senza il confronto. Quando ci si sente paghi di se stessi si smette di progredire e si inizia inesorabilmente a regredire. Detto ciò vi racconto la mia esperienza, fatta di alti e bassi, ma sempre e comunque intensa e stimolante. Fra workshop, documentari, uscite e dibattiti vedo ripetutamente cambiare, il mio bagaglio culturale. Lo vedo diventare più ricco, più variegato e soprattutto meno “spigoloso”. Stare insieme agli altri mi permette di smussare le mie certezze e di adattarle al bene comune; al fine di accendere la luce e squarciare il buio, che la mafia, provoca. Noi rappresentiamo il futuro della nostra nazione; se il quadro odierno ci soddisfa, avremmo dovuto rimanere a casa e non scommettere su noi stessi, a questo campo di volontariato. I nostri referenti hanno organizzato attività ludiche, intellettuali, creative e manuali, con il fine di farci remare nella stessa direzione con la maggior coordinazione possibile. Questa tattica è la stessa che si deve adottare per sconfiggere qualsiasi tipo di mafia. Il fatto che me ne sia reso conto, sta ad indicare, che questo campo è più che utile per aprire gli occhi, contro le mafie.

Achraf

 

Borgo Sabotino, 23 luglio 2012

Per la prima volta, dopo giorni di sole splendido, piove. Tutta quest’acqua lava i nostri volti stanchi e segnati dalla fatica e nasconde, forse, le nostre lacrime sincere per questa esperienza ormai giunta al termine ma non riesce a cancellare il frutto del nostro lavoro.
Sono state giornate intense: ci spingevano la voglia di fare, fare, fare. L’impegno era quello di rendere questo luogo isolato , con la terra riarsa e l’aria appesantita dalla canicola estiva una roccaforte della legalità.
Le nostre parole brillavano di entusiasmo; galvanizzati dalla scossa della sfida, non vedevamo l’ora di iniziare. Ciascuna delle nostre idee era importante, l’aiuto di ognuno essenziale.
Una stradina di sassi lo separa dal centro del paese: un baluardo della vergogna, il figlio di una cattiva madre, oggi reca le le tracce colorate del nostro passaggio.
Abbiamo lavorato come macchine d’ingegno e i radiosi parti delle nostre menti erano accolti da scrosci di applausi. La gioia e la soddisfazione per un progetto concluso ci facevano sentire vivi. Vivi.
Vivi com’è vivo il ricordo di chi ha pagato con la vita o con l’esclusione da essa il fatto di credere in una via d’uscita e nella fine dello scempio. Quelle persone, delle quali non dimentichiamo i volti, le parole, le voci, credevano come noi crediamo. In virtù di questo ci siamo resi partecipi di un cambiamento che, grazie alla nostra compattezza, ha assunto il valore di una svolta epocale in un territorio come questo.
La nostra arma rivoluzionaria è l’arte. Essa ci da la possibilità di esprimere tutta la nostra voglia di lottare e continuare a credere in un futuro libero dalle mafie: siamo obbligati ad andare sempre avanti, il nostro cuore ce lo ordina, e di non smettere mai di mantenere saldi i nostri ideali che come pilastri di granito devono essere conficcati nelle coscienze di chi tenta di ostacolare il nostro avanzare nel progresso. Mi sento parte di una falange: vedo negli occhi dei miei compagni la scintilla dell’intelligenza vivace di chi anche dopo ore di lavoro, non ne vuole sapere di deporre gli strumenti. Perchè la nostra forza risiede nella fusione delle idee di ognuno e nel loro sviluppo pratico.
Io mi sporco le mani. E me le sporco in nome della bellezza che rende liberi. La vernice che le imbratta copre ma non nasconde i simboli tracotanti di quello che era un villaggio turistico abusivo; viene impressa con orgoglio sui lavori che portano i nostri nomi.
Noi ci sporchiamo le mani.

Isabella

 

Cos’ è “LIBERA”? Solo sette giorni fa vi avrei risposto così: un’ associazione che dal ’95 offre servizi e aggregazione a quel sociale impegnato nella prevenzione delle cause sociali, culturali ed economiche a monte dei fenomeni criminali, nella lotta alle mafie in breve. Lotta alle mafie, che parolone! Con soli 20 anni sulle spalle quanto si riesce ad immaginarsi in una rete di veri attivisti impegnati in questa lotta? Il massimo delle aspettative è districarsi con l’ autorevolezza di parole come come soprusi, illegalità, disservizi, giustizia sociale, non violenza, legalità.
Cos’ è un BENE CONFISCATO? Solo sette giorni fa, da brava studentessa di giurisprudenza vi avrei risposto così: una ricchezza accumulata illegalmente dai clan mafiosi ad essi sottratta sulla base della legge 109/96, che ne prevede l’ assegnazione a chi ne fa richiesta per un uso sociale.

Oggi, 23 luglio 2012, ultimo giorno del campo di volontariato e mediattivismo a Borgo Sabotino vi rispondo così:
LIBERA è l’eco assordante di coscienze vive e con soli 20 anni è possibilissimo sentirsi una coscienza viva, materializzare il parolone lotta alle mafie. Noi, dalle più disparate parti d’ Italia, Veneto, Lombardia, Emilia, Liguria, Lazio, Puglia, Sicilia, lo abbiamo fatto, lasciando che quell’eco risuonasse coraggioso a Borgo Sabotino.

Borgo Sabotino suona familiare ormai, come il nome della casetta estiva, quella che si è scelti nel week-end; ma chi sceglierebbe una sterpaglia arsa, incolta e abbandonata per il proprio week-end? La mafia ha scelto lei, lei ha scelto noi. In questi sette giorni ci siamo sporcati le mani senza riserve e abbiamo creduto che questa piccola provincia di “mafiopoli” potesse diventare una meravigliosa oasi della legalità e oggi, con una valigia in mano e la tenda nell’ altra, il peso maggiore, tuttavia, è quello della malinconia. Lo scroscio della pioggia non è così forte da coprire le voci fragorose delle nostre coscienze, ormai troppo sveglie. Ancor più vano è il suo tentativo di levar ogni traccia di noi. Spiacenti, ce le siamo sporcate queste mani ormai, e nonostante tutto…le nostre coscienze non sono mai state così linde!

Francesca C.

 

Borgo Sabotino, 23 luglio 2012

Ultimo giorno di campo….emozioni, molte emozioni.
Sono arrivata a Borgo Sabotino con molti pensieri: “come monterò la tenda? Quali persone incontrerò? Come sarà il campo?”.
Da subito ho incontrato dei ragazzi eccezionali. Ognuno ha aiutato gli altri a montare le tende, tutti sono pronti ad aiutarsi l’uno con l’altro in tutti i lavori che svogliamo nella struttura.
Prima del 16 di luglio non avevo mai conosciuto i miei compagni del campo, ma da subito mi sono sentita parte di una grande famiglia allargata. I Sabotiniamoli, Non Connessi, Five Seasons, Normalì, Segugi, Faragia membri della famiglia di Borgo Sabotino.
Non sempre è stato facile farne parte; tante persone diverse con caratteri differenti. Ci siamo dovuti “annusare”, studiare prima di riuscire ad andare d’accordo.
Dopo le prime ore di ambientamento ho avuto la sensazione di Casa. È naturale essere qui a Borgo Sabotino assieme agli altri ragazzi; condividere gioie, stanchezze, idee, discussioni.
Ho raggiunto il mio posto. Dormo in tenda, non ho l’acqua calda, ho pochissimi momenti di intimità ma non scambierei questi giorni per nessuna altra vacanza in un luogo esotico e meraviglioso.
È emozionante rendersi conto di fare parte di qualcosa di più grande che lotta per i tuoi stessi ideali. Lottiamo contro la mafia, per la legalità, per la libertà, per migliorare un posto brutto, per dare un nome alle persone che sono morte per i nostri stessi ideali.
Mi sento parte integrante del gruppo di Borgo Sabotino ed è bello…noi siamo belli!
Ci alziamo presto per fare i lavori manuali ed il pomeriggio partecipiamo a workshop sul mediattivismo. Sveglia alle 8 del mattino e la giornata può finire anche alle 23. Indubbiamente è stancante…ma che soddisfazione vedere i frutti dei nostri duri lavori. Anche sfaticare è piacevole se lo condividi con gli altri ragazzi, se nel frattempo cantiamo, scherziamo e ci divertiamo.
Domani mattina ritornerò nella mia città, nella mia casa assieme a tantissimi bei ricordi. A Borgo Sabotino lascerò un pezzetto di cuore….mi mancherà.
Torno a Verona ricca di nuove conoscenze mediattiviste, con molti nuovi amici e con l’appuntamento di ritrovarci tutti l’anno prossimo.
Sabotiniani, SIAMO BELLI e vi voglio un poco di bene!!!

Valentina

 

A Borgo Sabotino oggi piove. Si sentono le gocce ticchettare sulle tende in questo ultimo giorno e sembra quasi irreale che persino la pioggia abbia aspettato il momento giusto per scendere. Il primo ritaglio di tempo in solitudine da quando è iniziato il campo porta a riflettere su quanto sia stupendo ciò che è successo questa settimana. Molte persone di provenienza ed età diverse non solo hanno condiviso momenti e spazi, ma si è creata una piccola comunità, che continuerà a muoversi, ideare, progettare, in poche parole a vivere. Nel giro di pochi giorni siamo stati in grado di creare delle reti, di aprirci gli uni con gli altri e attraverso il lavoro all’interno dei vari gruppi in cui ci siamo divisi, generare bellezza. Credo davvero che non ci sia niente di più bello di una gioventù che unisce le proprie forze e apprende nuove competenze, per raggiungere un obiettivo comune e soprattutto giusto, come quello di restituire alla comunità uno spazio che le è stato sottratto. Ed ecco che dipingere una casetta, togliere le erbacce, sistemare gli interni della struttura ha assunto un alto valore simbolico. È la società civile che dà vita a legami, s’impegna e lavora per se stessa contro chi cerca distruggerla e dividerla in vista di un proprio tornaconto personale. Non importa se ciò che abbiamo realizzato concretamente un giorno non ci sarà più, perché portiamo dentro di noi ciò che abbiamo imparato. Per questo motivo continueremo a costruire incessantemente. Libertà è partecipazione diceva Giorgio Gaber in una famosa canzone e noi non smetteremo di impegnarci per liberarci dalle mafie.

Maria
24 luglio 2012

 

Ci sono momenti nella vita in cui ti affezioni; non solo alle persone, ma anche alle cose, alle situazioni. Il campo di lavoro e mediattivismo di Borgo Sabotino è stato uno di questi. Al centro del bene confiscato c’è sempre il bianco capannone, che ora presenta agli angoli i quattro disegni ideati dai ragazzi per coprire i vecchi e pacchiani loghi del California Village; lì vicino le due casette di legno riescono a trasmettere speranza con i loro colori e le scritte piene di significato; all’interno i murales sulle pareti distolgono l’attenzione dall’orrendo soffitto dipinto di rosso in contrasto con le piastrelle gialle e nere del bancone del bar. Tutto questo è il frutto di un lavoro intenso, coinvolgente sia fisicamente che dal punto di vista emotivo: è il nostro lavoro. Voltarsi indietro per guardarlo con un’ultima occhiata furtiva è stato come veder spuntare i germogli di una pianta seminata solo sette giorni prima. La soddisfazione privata va forse oltre al risultato effettivo del lavoro, ma è una soddisfazione vera, che riempie lo spirito della consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Non importa se un po’ di colore è colato per l’acquazzone della notte, se il parcheggio è ancora una superficie indistinta di sassetti o se mancano le finestre del lato destro della struttura. A quello penserà chi verrà dopo. Non importa nemmeno se chi non apprezza queste iniziative, quelli contro cui Libera e molti altri lottano ogni giorno, rovinerà le nostre creazioni ed il bene stesso piuttosto di darci soddisfazione. Non importa perché ciò che conta è quello che ci portiamo dentro. Questa esperienza ci ha riempito di nuove sensazioni e voglia di impegnarsi per migliorare noi stessi, l’Italia, il mondo. Ci ha lasciato con dei volti nuovi, impressi nella memoria e nel cuore: persone reali, conosciute da poco ma vicine 24 ore su 24, con caratteri e motivazioni diverse ma con gli stessi intenti. Lasciarle è triste e l’immagine delle valigie accatastate l’una di fianco all’altra nell’atrio illustra bene la nostalgia che già stiamo provando. Il sorriso però torna se si pensa a quale straordinaria rete di legami si sia creata; una rete che non si squarcerà così facilmente solo perché qualcuno tenterà di romperla. E se anche una delle maglie che la compongono si allenterà, ci penseranno le altre a sopportare la sua parte di peso, perché unite possono tutto. Noi uniti possiamo tutto. Se è vero che per sconfiggere la mafia serve un miracolo, questo è il miracolo che ci serve.

Irene

 

Borgo Sabotino 23 Luglio 2012

Strana ma nel contempo soddisfacente.
Ecco il mio pensiero sulla settimana passata nel Villaggio della Legalità.
Una nuova esperienza, per questo strana, nuove persone, nuove situazioni che spaccano in due la solita routine del posto da dove provengo.
Uno stimolo Psico-Fisico continuo che appaga particolarmente ogni parte del mio essere.
Partendo dal presupposto che ero partito col pensiero di andare in un luogo che i miei occhi avrebbero catalogato come “Niente di nuovo”.
Mi sono sbagliato.
In questa settimana ho conosciuto persone fantastiche, di alto spessore sia culturale che psicologico, dandomi molto da apprendere e senza chiedere niente in cambio.
I miei pensieri distaccati da tempo sull’attualità, sulla politica e sulla mafia sono rinati; Così tanto da darmi l’ispirazione e la voglia di utilizzare la scrittura come mezzo contro la mafia.
Non mi sarei mai aspettato un lavoro così duro.
Mente e corpo in mio possesso si sono svegliati da uno straziante letargo.
E tutto ciò lo debbo al Villaggio della Legalità, a Libera, ad ogni operatore e persona che è venuta qui, credendo in questo progetto.
Ognuno ha dato il massimo, ognuno ha lasciato una parte di sé.
Che dire…C’è solo una cosa che posso aggiungere al fine, una parola, a mio avviso colma di significato.
Grazie…

Andrea

 

Borgo Sabotino – 25 luglio 2012

“L’etica libera la bellezza” è una frase che da subito ho sentito mia. E per fortuna, nel corso del campo, non si è risolta come una citazione tra le tante ma è stata ripresa, sviluppata, condivisa e apprezzata in più occasioni, quasi a diventare lo slogan dei 40 giovani presenti.
Etico è bello e viceversa la bellezza è etica, e non potrebbe essere altrimenti. La bellezza è armonia, sprigiona luce. Dall’altra parte c’è il disordine, il buio, lo smarrimento di sè. Ma al di là della pura retorica quello che ho visto in questi giorni è quello che spesso manca nel quotidiano, e dà speranza.
In molti per un fine comune; ma non il fine egoistico a cui siamo abituati fin dalla nascita bensì un traguardo non tangibile, un’Idea. Un’Idea che ti permette di affrontare e vincere le mille difficoltà che si incontrano inevitabilmente quando 40 persone diverse per provenienza geografica, età, etnia, religione, carattere, istruzione ed esperienze si incontrano per la prima volta e insieme devono condividere ogni ora e attività che scandiscono la giornata. Questa Idea sarebbe riduttivo e vago chiamarla “lotta alla mafia” semplicemente perchè è qualcosa di più. Che non si può spiegare. La trovi negli occhi entusiasti e orgogliosi di chi vede materializzarsi il suo progetto per migliorare il bene confiscato, nel sorriso per avere avuto la conferma che “degli sconosciuti” ci si può fidare, la trovi nell’umiltà di mani sporche di vernice o nelle scarpe imbiancate dalla polvere che vorrebbero gridare “guardatemi, lo sto facendo io!” senza più delegare o aspettare miracoli.
Diventa lotta alla mafia nel momento in cui si capisce che un nuovo stile di vita è possibile. Che è possibile vivere e lottare per la giustizia a tutti i livelli. Che dobbiamo essere noi a farlo e che per farlo dobbiamo “essere”. Certo siamo agli inizi e questa esperienza è una goccia nell’oceano, ma ha creato un precedente, sufficiente per essere adottato come guida per tutte le nostre altre Idee.

Luca

 

Certe esperienze nascono un po’ per caso. Valuti le alternative, consideri tutte le possibilità, avvisi amici e parenti che potresti partire e poi… decidi di partire davvero. Scegli di esserci, di crederci e di stare dalla parte giusta. Perché non è vero che nella vita non si può scegliere. Si può eccome. Decidere di partecipare al campo di volontariato e mediattvismo a Borgo Sabotino (LT) dal 16 al 24 luglio è stata un’esperienza fondamentale per comprendere – a vent’anni di distanza – le parole di Paolo Borsellino: “la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni”. La parola chiave è movimento culturale. Non credo di sbagliare dicendo che Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie si pone il difficile, ma importantissimo compito di creare una coscienza critica. Riuscire a distinguere il bene dal male non è sempre così scontato, avere ben chiaro quali sono i buoni e quali i cattivi, scegliere – di conseguenza – di schierarsi dalla parte dei primi è una decisione che tutti possono prendere, ma non sempre decidono di farlo. Giovanni, Paolo, Peppino, Serafino non sono stati degli eroi. Persone straordinarie, senza dubbio, ma prima di tutto persone. Uomini che svolgevano il proprio dovere nel rispetto delle regole e dei loro ideali di giustizia e legalità. Incensarli come degli eroi è semplicemente una scusa. Ciascuno di noi possiede gli strumenti per portare avanti un’azione concreta di contrasto alle mafie: questo campo di volontariato ne è la prova. Consideriamola pure una piccola ribellione, ma è una ribellione incontrollabile perché ti contagia e ti spinge a contagiare gli altri. Nel California Village di Borgo Sabotino ci siamo sporcati le mani, il nostro bisogno di bellezza e di creatività ha spezzato lo squallore di questo posto e l’ha trasformato nel Villaggio della legalità. Abbiamo pulito a fondo, tolto le erbacce, dipinto muri, abbiamo messo in moto la macchina delle idee e noi ne siamo i testimoni. Siamo testimoni di questo cambiamento, o meglio, siamo questo cambiamento. Ciascuno ha visto che cos’era questo posto e che cos’ è diventato. Ciascuno di noi lo porta dentro, nel proprio intimo, e porta con sé la consapevolezza che, anche tra cinquant’ anni, il bene rimarrà comunque cosa nostra. In questi giorni trascorsi – ahimè – troppo in fretta, ci sono stati momenti di riflessione, di risate, di formazione e di svago. In poco tempo si sono creati legami splendidi che accendono l’interruttore della speranza e ci fanno capire che una realtà diversa è possibile. Sono contenta di averli vissuti in prima persona e consiglio a tutti, grandi e piccoli, di partecipare il prossimo anno.

Giulia

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