DIARI DAL TERZO CAMPO DI MEDIATTIVISMO

Abbiamo iniziato a respirare insieme

L’autista fa inversione e mentre saluto la Fattoria della Legaltà e molti dei nostri compagni di avventure, Virgin Radio trasmette la voce pastosa di Janis Joplin con Piece of my heart. Cullata dalla sua voce in crescendo, guardo i colli di Isola del Piano, gli sterminati campi di girasole, le balle di fieno: un panorama di pace e serenità, dove ti immagini poeti scrivere del ritorno alla terra e i pittori dipingere la placida energia della natura alla Van Gogh. Pensare che qualcuno ne abbia fatto teatro di illegalità, mi fa crescere dentro un naturale sdegno. L’amarezza però dura solo un momento, poi penso al sindaco passionario di quella piccola zona, che ha deciso di fare una grande differenza. Lui, che ci ha fatto gli onori di casa grato e fiero perché, rispondendo al suo appello, abbiamo reso quel luogo abbandonato, finalmente vivo. Con gli occhi chiari e l’aria serena di chi sa di operare nel giusto, ci ha subito trasmesso il suo amore per quelle colline, e noi lo abbiamo ricambiato con una ventata di colori, i colori di Libera lasciando la nostra traccia. Il vero segno che lascia dentro di me questa esperienza però non è la vernice, ma la voglia di impegno. Ho vissuto l’ultimo anno e mezzo in Australia, dove molti italiani vivono una vita parallela, senza la famiglia, senza la patria e non si allontanano solo fisicamente da esse ma si “liberano” delle preoccupazioni per vivere di “sano” (!?) egoismo, soggiogati da un senso di libertà con la elle minuscola. Ho molto sofferto il fatto di vivere all’estero e non ho mai creduto che la ricchezza economica che si può trovare altrove, possa compensare la ricchezza culturale e di Bellezza che abbiamo qui nel Bel Paese.  Sono sempre stata fiera dell’Italia, da nord a sud, non ho mai perso le speranze di averne una, un domani molto prossimo, senza mafie e con ritrovato senso di solidarietà, e quando vedo ragazzi giovani che VOGLIONO sapere, che SCELGONO di non chiudere gli occhi e che vogliono fare parte di un attivo cambiamento, bè comincio a crederci davvero.
Per una settimana siamo stati una famiglia: abbiamo cucinato insieme, mangiato insieme, dormito in tenda svegliandoci ogni giorno infreddoliti sulle note di Va pensiero. Ci siamo confrontati in piccoli gruppi cercando di dare ognuno il proprio contributo, senza prevaricazioni, senza leader, con la discreta ma incisiva presenza delle responsabili. Abbiamo imparato ad essere meno egoisti e a condividere tutto (persino la cioccolata, anche se all’inizio a malincuore perchè era buonissima!), a rispettare i tempi di tutti. Ci siamo commossi con i parenti di Attilio Romanò, vittima innocente delle mafie, che hanno rivissuto la vita del loro caro con noi, passandoci pelle a pelle le loro emozioni, fino a farle sentire parte di noi. Abbiamo imparato l’importanza non solo di sapere ma di comunicare, perché il sapere da solo non serve a nulla. Abbiamo avuto la straordinaria opportunità di conoscere persone che vivono il loro lavoro come una missione, trasmettendo ciò che sanno con immagini e parole: fotografie, video, documentari, facendo della sana Contro-informazione. Abbiamo tolto il velo di menzogne sopra la Terra dei Fuochi e il movimento No Tav grazie a due giovani mediattivisti. In poche parole abbiamo, giorno dopo giorno, iniziato a respirare insieme, obiettivo ambito e raggiunto dell’infaticabile Cosimo.  A chi dice che i ragazzi di oggi sono gioventù bruciata dico di andare ad un campo di Estate Liberi, vi ricrederete e tornete a casa con più fiducia nel futuro dell’Italia e tanta voglia di farne parte!

Roberta

Insieme per segnare l’inizio del cambiamento

Siamo alla metà della durata del campo. Finalmente un intero giorno senza neanche un po’ di pioggia, ma con tanto sole: le condizioni giuste per mettersi a lavorare alla rivitalizzazione del bene confiscato “La fattoria della Legalità” a Isola del Piano, nelle Marche. Oggi, infatti, è arrivata Betta Ognibene, direttore creativo dello studio grafico che ha creato il logo di Libera, e resterà con noi al campo per tre giorni. Stamattina ci ha spiegato in breve il suo lavoro nell’associazione. Gli argomenti principali sono stati il criterio di scelta del logo di Libera e dei colori nelle locandine che promuovono i vari eventi dell’associazione. Proprio il colore sarà ciò che dovrà rendere di nuovo viva la struttura in cui ci troviamo ad Isola del Piano, la Fattoria della Legalità. Infatti il nostro compito principale oggi è stato quello di scrostare una panchina e il cancello d’ingresso alla Fattoria, in modo che queste parti siano pronte per essere pitturate con i colori propri di Libera: fucsia, arancione e giallo. Ancora una volta, l’anima di Libera riesce ad esprimersi attraverso opere semplici, affidate a ragazzi. Sono sicura che già alla fine del campo la parte esterna di questo edificio sarà molto più luminosa, testimoniando il nostro soggiorno e il nostro impegno qui. Molto più luminosa rispetto a come l’abbiamo trovata e anche e soprattutto rispetto alla parte interna della struttura stessa, che probabilmente non riuscirà ancora ad acquistare vivacità ed espressione. Si avverte la necessità di un lavoro lungo, graduale, per cui una vecchia abitazione di malviventi acquisirà passo dopo passo una parte della bellezza del paesaggio in cui è inserita. E io, con gli altri ragazzi che stanno partecipando al campo, semplicemente segnerò l’inizio di questo processo. E mi sembra una cosa molto giusta, il fatto che ci venga riconosciuto questo merito. Mi rendo conto di condividere questa esperienza con persone mature, consapevoli della propria scelta di venire qui al campo: quest’anno sono particolarmente contenta di trovarmi con ragazzi che riescono davvero a dimostrare ogni giorno la propria disponibilità al lavoro, all’impegno. Mi rendo conto del valore che ha questa loro apertura, e questo è il motivo per cui trovo che siano veramente le persone giuste a portare la famosa bellezza di cui sopra in un posto simile. E inoltre sono convinta che anche la mia crescita all’interno di Libera riesca sempre di più a dare soddisfazioni: piano piano mi sembra di convincermi davvero di come “mafiosità” sia incapacità di vedere dove si trova la bellezza e di saperla apprezzare. E, impegnandomi quanto più possibile per valorizzare tutto ciò che ho detto (il mio lavoro, il paesaggio, le altre persone) mi sento un po’ più forte nella mia personale lotta contro questo pericolo.

Anna C.

Sapersi legati gli uni con gli altri da un filo invisibile

Quando si parte, si crede che una settimana sia un tempo molto lungo, ma in realtà, in vacanza passa molto più in fretta, velocissimo, che quasi non te ne accorgi.
La perdita della percezione del tempo è avvenuta anche qui, al campo di mediattivismo di Libera; è bastato un battito di ciglia per ritrovarsi irrimediabilmente all’ultimo giorno.
Questa è la pagina di diario più importante, quella in cui ti rendi conto di ciò che hai appena vissuto e per cui attenderai con ansia l’estate prossima. La pagina che più amerai per l’infinità di cose che elenchi, quei momenti oramai assimilati che possono solo che diventare bellissimi ricordi. Ciò, avviene grazie alle persone che ti accolgono e si prendono cura di te durante il campo, attraverso la responsabile del tuo gruppo che ti fa unire e identificare, all’insegna di un nome. I ricordi sono composti dai volti di ognuno di noi, con cui hai condiviso ogni momento della giornata, dal primo sbadiglio al mattino alla buonanotte urlata attraverso le tende. Ogni ora trascorsa insieme, ha dato forma ad una grande famiglia composta da 35 persone, che creava ogni giorno un’atmosfera piacevole, divertente, allegra.
Il campo di mediattivismo è tra le tende montate con fatica il primo giorno; tra la fila per andare in bagno ed i volti terrorizzati alla vista degli scorpioni sulle pareti; è nella pila di stoviglie da lavare; nelle parole e le relazioni degli ospiti; è nei discorsi privi di senso di Tita e nel suo russare; è in ogni sigaretta fumata; nei mille tatuaggi all’hennè; nelle spugnette da passare nella doccia; nei chili di pasta cucinati. L’esperienza del campo è composta dalla musica usata come sveglia mattutina e dalle canzoni cantate e ballate, la sera; dalle partitelle a pallone e dalle riprese per gli spot; dall’entusiasmo dei mondiali e quel vino che ha girato tra i tavoli; dalle mille fotografie; dal  lavoro di squadra, la condivisione, imparare, tollerare; dai pennelli colorati, le facce dipinte, dai murales; dalla pioggia e il sole; dai girasoli e dal fango. Il campo di mediattivismo è amici nuovi in tutta Italia e sapersi legati l’uno con l’altro da un filo invisibile.
Il giorno della partenza fai le valige, ripieghi i vestiti e con questi, tutte le sensazioni vissute, perchè il campo ti fa riflettere e pensare che anche tu vuoi fare qualcosa di concreto, che puoi fare la differenza e urlare che ci sei e che sei LIBERA!

Flavia Casagrande

Ho imparato a non voltare la testa dall’altra parte

“care amiche e cari amici siamo al sesto giorno del terzo campo di mediattivismo” come dice sempre il nostro responsabile di campo. Sono stati giorni molto intensi, ricchi di risate, abbracci, musica, dolci e caffè.
In questa quasi settimana ho aperto gli occhi su molte questioni “spinose” del nostro Paese.
Ho imparato che il rispetto e il confronto sono essenziali per stabilire una relazione; ho imparato che lavare e cucinare è faticoso, ma che se fatto in compagnia diventa leggero e divertente; ho imparato che voltare la testa dall’altra parte davanti a brutte situazioni non le fa sparire, ma perchè ciò accada occorre affrontarle e non nascondersi; ho imparato che non c’è niente di più bello che credere in un ideale, ma ho anche imparato che un ideale non accompagnato da un’azione concreta vale ben poco; ho imparato che non c’è niente di più utile che sporcarsi le mani e mettersi in gioco; ho imparato che non sempre è tutto come sembra ed è quindi fondamentale andare fino in fondo alla notizia. Ho infine imparato che il muro dell’omertà va spezzato con la memoria e l’impegno.

Elena Sofia

Tornerò a casa con tanti stimoli e informazioni

È quasi una settimana che sono qui al campo di Mediattivismo, durante la quale ho trascorso delle bellissime giornate in compagnia di persone che fino a qualche giorno fa non conoscevo. Ho fatto amicizia con molte persone della mia età e più grandi. Abbiamo fatto numerosi incontri con persone provenienti da molte parti d’Italia che ci riportavano fenomeni accaduti nelle loro terre d’origine, Per esempio, è venuta la famiglia Romanò a raccontarci la storia di Attilio, vittima innocente della Camorra. Uno degli incontri che più mi ha colpito è stato quello sulla Terra dei Fuochi, un fenomeno molto diffuso nel meridione soprattutto nella zona tra Napoli e Caserta ma anche al Nord; pensavo di essere al corrente della realtà della Terra dei Fuochi nel meridione ma al finire di questo incontro mi sono reso conto di non sapere nulla poiché ciò che ci presentano i media non è sempre la verità. Quello che hanno detto i media riguardo la faccenda dei rifiuti ha portato ad una diminuzione delle vendite dei prodotti agricoli provenienti dalla Campania, causando un impoverimento e una crisi economica più marcata. Penso che quando tornerò a casa porterò con me una grande quantità di nozioni e informazioni che non sapevo e che potrò raccontare ad amici e familiari per arricchire la loro conoscenza su questi fenomeni che ci riguardano da vicino in quanto Italiani. Ringrazio Cosimo e tutte le formatrici per aver permesso lo svolgimento di questo campo.

Giacomo

Quotidianamente mi metto in gioco

11\07\2014
E’ già il quarto giorno di campo e dopo esserci svegliati con ‘va pensiero’ e una colazione a base di nutella abbiamo twittato con Cosimo, e ci siamo sporcati le mani a fare i lavori manuali con Betta per rendere allegra questa casa triste e abbandonata. Nel pomeriggio abbiamo avuto tempo per pensare e produrre una parte del nostro spot divisi in gruppi, dopo abbiamo parlato di TAV e  del movimento NO-TAV con Simone Bauducco. Penso che sia spaventoso venire a conoscenza di notizie lampanti solo grazie a un incontro in un campo di mediattivismo con Libera. Ho saputo che i treni che percorreranno la TAV possono trasportare solo merci e che solo l’Italia la considera una priorità.
Dopo una cena molto buona abbiamo visto un documentario che racconta il movimento NO TAV, che ha chiarito e approfondito il discorso precedente. Infine la giornata si é conclusa al meglio con due risate seduti sui tavoli sui tavoli all’aperto, nonostante il freddo!

13/07/2014
Sono consapevole di essere molto ignorante riguardo alcuni argomenti come la terra dei fuochi o l’informatica, perciò quando ho sentito che gli incontri avrebbero parlato di questi ero alquanto preoccupata. All’inizio non capivo nulla poi prendendo appunti ho iniziato a rielaborare i concetti; terminati gli incontri ho realizzato che anche io posso comunicare qualcosa utilizzando le nuove tecnologie, come per esempio twitter o che altri posso mandare un messaggio chiaro e comprensibile. Durante questa giornata ho capito che i rifiuti vengono bruciati e messi all’interno delle cave o nelle discariche abusive e illegali. Tutto questo è nascosto perché sono gli imprenditori che contattano la mafia per poter smaltire i rifiuti illegalmente. Oltre alle attività riguardanti l’informazione oggi abbiamo dipinto il cancello per renderlo vivo sostituendo al nero il giallo, l’arancione e il fucsia, tutti noi abbiamo scattato foto per il nostro progetto che come obiettivo ha quello di raccontare il campo di mediattivismo di estate!liberi.
Io inoltre come secondo tema per questo progetto ho scelto i particolari della casa e delle persone perché secondo me sono perfetti per descrivere una piccola storia comunicando un messaggio di felicità.
Quotidianamente mi metto in gioco svolgendo insieme al mio gruppo ( i titiani) delle attività che vanno dalla pulizia dei bagni a cucinare per il pranzo e per la cena: insieme ridiamo e scherziamo poiché ognuno ha le sue particolarità che pian piano scopri. Penso che questo campo mi abbia dato tanto, quest’altro anno vorrei rivivere nuovamente quest’esperienza indimenticabile poiché mi ha aiutato a crescere e a conoscere me stessa.

Marta

Insieme per condividere impegno e divertimento

È il sesto giorno di campo e all’idea di tornare a casa mi si rivolta lo stomaco. Mi manca la mia famiglia e la mia camera, ma mi sembra che questa casa, quella confiscata, sia anche mia adesso.
Ci siamo entrati, abbiamo imparato la disposizione delle stanze, dove si trovano le cose e si è creata una consuetudine, come se tutte le mattine della mia vita io mi svegliassi in una tenda e dovessi scarpinare dal giardino alla casa per lavarmi i denti.
I pasti insime, le battute, i caffè che non sono mai abbastanza sono quello che secondo me ci ha trasformati da sconosciuti con abitudini e modi di dire diversi a un gruppo affiatato in cui tutti possono parlare con tutti e in cui si condividono esperienze di ogni tipo: ieri l’incontro con la famiglia di una vittima innocente della mafia, che dal punto di vista emotivo è decisamente difficile da digerire, è stato seguito da una gara di limbo in cui l’asta era una stampella.
Questa è forse una delle parti migliori del campo, il fatto che si condivida tutto, dal divertimento alla fatica e che questi due aspetti diversi si incrocino continuamente.
Penso che questa sia un’esperienza che ci rende più consapevoli delle nostre modalità di relazione con gli altri e allo stesso tempo ci permette di stare in un contesto in cui nessuno (almeno nel mio caso) ti conosce e in cui puoi creare amicizie in tempo record, contando che passiamo 24 ore al giorno insieme.
Non voglio tornare a casa e svegliarmi guardando il soffitto della mia camera, sola, e trascinarmi in cucina a fare colazione anzichè incontrare le facce stravolte dei miei compagni che trangugiano caffè.
Mi mancherà il vivere in comunità.Che si può dire oltre al fatto che mi prenoto già per il prossimo anno?

Silvia

Ogni momento è stato prezioso

Ciao, sono Giulio e fino ad ora non ho avuto altri pensieri e studi se non per il cinema e la televisione. La voglia di legalità fa parte dei miei convincimenti e allora… allora Campo di Mediattivismo dove insieme a ragazzi/e (anche il mio papà) di tutta Italia abbiamo partecipato a lezioni interessantissime, purtroppo a volte ad orari un po’ strani. Bella, bella ed ancora bella la possibilità di incontrare parenti delle vittime di mafia, essi stessi sono entrati nel mondo della comunicazione ed a forza di ripetere concetti purtroppo legati all’evento tragico hanno acquisito una chiarezza espositiva che se vogliamo è anch’essa giornalismo per come fa arrivare le informazioni.
Sono riuscito poi a parlare direttamente con la sorella di Attilio Romanò anche se il pudore e rispetto per la grave perdita che l’aveva interessati mi frenava ma ho incrociato lo sguardo e salutato tutti loro;erano sguardi buoni e gentili, positivi. Grazie all’aiuto di Stefano La Morgese e Elisa Marincola, giornalisti di RAINEWS24 mi è stato possibile capire qualcosa del mondo della televisione, mi hanno parlato del back-stage, delle informazioni proprie dagli addetti ai lavori e sono contento che si siano aperti completamente ed hanno detto quanto più potevano di come funziona la televisione direttamente dal campo. Ogni parola era preziosa e ne ho fatto veramente tesoro.
Questa esperienza è unica nel suo genere e sto prendendo in considerazione di ripeterla.

Giulio

Tutto questo non si puà dimenticare

Domenica 13/07/2014
Siamo al sesto giorno del campo di mediattivismo, l’esperienza sta volgendo al termine el’iniziale euforia e, perchè no, paura stanno lasciando spazio alla malinconia.
Persone da diverse regioni hanno preparato i propri zaini e si sono dirette nelle Marche, a Isola del Piano, per ritrovarsi a curare un bene confiscato alla mafia che appartiene a tutti noi.
Facce che prima erano sconosciute sono diventate amiche, azioni inconsuete si sono trasformate in abitudini.
Gli approfondimenti su vari argomenti, che si sono susseguiti giorno dopo giorno, oltre ad incrementare il bagaglio conoscitivo di ognuno di noi, ci hanno aperto la mente, facendoci scoprire capacità di ragionamento finora racchiuse e sopite dentro di noi.
Ogni persona incontrata al campo, ogni frase, ogni sorriso sarà ben presto un ricordo indelebile, perchè ciò che ti tocca nel profondo ti cambia e ti accompagna.
Abbiamo condiviso, convissuto, collaborato: tutto questo non si può dimenticare.

Giulia Onorato

Circondarsi di bella gente

Non avendo mai partecipato a un campo di Libera non sapevo veramente cosa aspettarmi quando i primi giorni di giugno ho confermato la mia iscrizione.
Sono una persona abbastanza restia a intraprendere nuove esperienze, non è difficile immaginare il leggero senso di disagio e timore provati non appena inviata la mail di conferma.
Riflettendoci però mi sono reso conto che questa esperienza sarebbe stata utile sotto vari punti di vista che, alla luce di ciò che è stata questa avventura, sono stati ampiamente confermati.
Il rendersi socialmente utili (anche se solo per una settimana) è un qualcosa che arreca del bene sia a te sia ovviamente alla comunità.
Durante questi giorni trascorsi a Isola Del Piano ho avuto modo di riflettere e ricredermi sulle mie preoccupazioni: non appena arrivati al campo siamo stati accolti amichevolmente, quella sensazione di disagio che solitamente si presenta quando sono circondato da contesti e persone nuove ha iniziato progressivamente ad affievolirsi, arrivando ad annullarsi nei giorni successivi. Subito ho legato con alcune persone e ho potuto piacevolmente constatare che ero circondato da bella gente, disponibile, di buona compagnia e solare.
Ringrazio Rosanna, la mia capogruppo,che spingendomi a scrivere questo diario ha fatto si che riuscissi a comprendere in maniera più chiara quanto questa esperienza mi sia servita.

Claudio

Le notizie non devono rimanere orfane

E’ strano come passi veloce il tempo quando stai bene e stai con persone con cui ti senti a tuo agio. E’il sesto giorno del campo di mediattivismo. Questo è il secondo campo a cui partecipo e mi accorgo che più il tempo passa e più mi affeziono alle persone che mi circondano. Sono tutti fantastici, pieni di energia e vitalità, vogliosi di imparare e di informarsi.
Tutto inizia con l’arrivo, nessuno si conosce, ci si guarda intorno vedendo volti sconosciuti, di giovani e non, che vengono da tutta Italia per capire meglio il fenomeno della mafia. Dopo si inizia a conoscersi, ad apprezzare gli altri e a interagire con loro sempre con maggior affiatamento. Ci si trova come in una piccola comunità, dove vige il rispetto per gli altri, si scherza e si impara quanto sia importante la comunicazione.
Oltre alla manutenzione del campo, si seguono conferenze e incontri di vario tipo, a volte anche pratici, sull’uso dei mezzi con cui ci si informa.
Ti accorgi in prima persona di come la realtà che ti circonda spesso non è quella che sembra e spesso viene influenzata e manipolata dal tipo d’informazione che riceviamo tutti i giorni. E è a questo punto che cominci ad avere  voglia di informarti e di far conoscere la vera realtà che spesso viene occultata a tutti noi.
Durante un incontro con StefanoLamorgese, giornalista di RaiNews24, abbiamo capito che indipendentemente dalla quantità e dal tipo d’informazione in cui ci troviamo, dobbiamo cercare la verità senza omettere nulla e che le notizie non devono rimanere orfane, come diceva Roberto Morrione, giornalista e fondatore di Libera Informazione.
Il bello di questo campo, infatti, sta proprio nel fatto di condividere e discutere di come possiamo e dobbiamo restare uniti contro la mafia.
È difficile poter descrivere come si svolge tutto questo perché credo che sia un’esperienza che deve essere vissuta più che raccontata, cosa che consiglio a tutti anche a quelli a cui non interessa nulla di mafia.
Qui puoi finalmente provare a informarti e accorgerti che non bisogna avere paura dei media, ma che tu stesso puoi diventarlo se vuoi che le cose migliorino affinchè altri possano avvicinarsi alla verità.

Alessandro

Tutto d’un fiato

Sepensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova adormire con una zanzara
Dalai Lama

Sono arrivata a Isola del Piano senza pregiudizi. Le colline verdi si alternano al giallo dei girasoli e al bruno dei campi arati. Le balle di fieno rimandano a una dimensione altra, come se fosse l’avviso di una settimana diversa. Lontana da quella fatta di pensieri e fretta delle altre cinquantuno dell’anno. Le curve e gli alberi mi portano alla Fattoria della Legalità. Passo quel cancello e lì sì che i pregiudizi fanno breccia dentro di me: un casolare, grande e scrostato, disegna nella mia testa l’idea di un posto orfano, un luogo solo, vittima anch’esso di qualcosa di più grande. A pensiero, però, consegue altro pensiero, e subito quella sensazione negativa viene rimpiazzata nella mia testa da quella bella, semplice e pura del desiderio impellente proprio dell’orfano, quello di essere adottato. È così la Fattoria della Legalità: un luogo che cerca di essere adottato, trasformato, rigenerato da chi oltrepassa quel cancello. Ho scelto il campo per questo, per formarmi, sentirmi utile e “fare”. Chiunque qui, dai formatori ai ragazzi volontari, ha scelto di occuparsi di questi sei ettari di terreno, di prendersi cura di un luogo che merita di rinascere.
Sono arrivata al campo quando già era iniziato. Lo sconforto iniziale, quello che ti prende senza pietà quando sei a 400 chilometri da casa, senza conoscere nessuno, si infrange in fretta nell’atmosfera che si respira al campo. Sarà la giovane età dei formatori, sarà ancor di più il fatto che ad accomunare tutti qui è un’idea che per forza di cose ti caratterizza a 360 gradi, quella della legalità. Ogni passo qui viene fatto con lo spirito tutto rivolto alla formazione di coscienze sveglie, vigili, pronte ad affrontare il domani con una consapevolezza diversa. Vera. La particolarità del campo sta proprio in questo: il lavoro manuale che si svolge sugli altri campi di Libera è sostituito qui da uno sforzo di testa. Sul campo di mediattivismo sto facendo questo, sto sperimentando me stessa e la mia capacità di mettere a frutto la mia azione per un bene comune. Non è filantropia fine a sé stessa, è invece il prendere atto del valore del singolo rispetto alla comunità. È facile entrare in quest’ottica qui, gli spunti, infatti, non mancano. Gli incontri con esperti dell’informazione e della comunicazione, fungono bene da pulsante di accensione per le coscienze addormentate di giovani che vivono sotto un costante bombardamento mediatico, non sempre rispondente alla realtà “spacciata”. Si può fare qualcosa, è questo quello che imparo qui, attimo dopo attimo. Posso sfruttare le mie mani, i miei occhi per ribaltare – cercare di farlo, per lo meno – le situazioni stagnanti di illegalità e ingiustizia che segnano il paese e l’informazione stessa. Imparare a non relegare più allo stadio di utopia la necessità impellente di cambiare e farlo attraverso i media. Qui, sul campo, le parole di Elisa Marincola e Simone Bauducco sul rapporto ambiguo e compromesso tra informazione e potere – accompagnate da nozioni più prettamente tecniche – hanno fatto per me da leva, indirizzandomi verso quella “sveglia” che riuscirò senza dubbio a raggiungere alla fine di quest’avventura.

Cristiana

Il bene è tuo, difendilo

“Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. Questa è la frase di Peppino Impastato che mi ha colpito appena arrivata alla Fattoria della Legalità di Isola del Piano, e che descrive perfettamente i primi pensieri che mi sono passati per la mente guardando questo edificio.
Si tratta di due casolari di campagna costruiti su un terreno di sei ettari che è stato sequestrato e affidato al comune nel 2006. Nel 2011 vi si è tenuto il primo campo di volontariato di Estate Liberi, e i volontari hanno aiutato a ripulire il bene. Ancora adesso, però, le sensazioni che la vista di questa costruzione ha creato dentro tutti noi sono quelle di tristezza e abbandono. Infatti quando Betta Ognibene, grafica di Libera, durante il suo laboratorio del quarto giorno ci ha chiesto di descriverle, tutti abbiamo risposto con parole con una connotazione chiaramente negativa, come brutto, spoglio e decadente.
Perfino i bellissimi murales con cui è stato coperto uno dei muri che circondano la proprietà, essendo fatti con colori come il grigio, il nero e il rosso, contribuiscono a questo forte senso di angoscia che ci assale. Quando entriamo nel bene, queste emozioni diventano ancora più forti, in quanto i colori usati sono cupi e ormai anche molto rovinati, e creano un’atmosfera particolarmente inquietante, con l’aiuto di un arredamento spoglio e di decorazioni che comprendono numerose impronte di mani sulle pareti di una delle stanze.
Questo devasto crea un contrasto evidente con i colori della campagna che circonda il bene, in particolare con i numerosi campi di girasole. Per questo motivo uno dei primi  che ci poniamo per questo campo è di sostituire questa sensazione di tristezza e bruttezza con quella che Libera ha come obiettivo di trasmettere a tutti noi, una sensazione di speranza e allegria. Oltre all’evidente tocco di colore che le nostre magliette, tende, e cartelloni hanno portato, proprio durante il laboratorio di Betta, con il titolo “Il bene è tuo, difendilo!”, abbiamo lavorato sul cambiare i colori della parte esterna della struttura.
Ci siamo quindi messi a scartavetrare la panchina, i cancelli e alcune della porte, che fin’ora erano neri e arrugginiti. Iniziando poi a ridipingerli con i colori di Libera, quindi giallo, arancione e fucsia, che in questo posto in particolare richiamano i colori accesi della campagna intorno, già ci trasmettono un’idea di allegria.
In questo modo speriamo di trasformare i segni lasciati da un passato di criminalità e illegalità in una sensazione di speranza per un futuro di giustizia, da raggiungere con un percorso collettivo, che vogliamo riuscire a trasmettere a chi arriverà in questo luogo dopo di noi.

Giulia De Vita

Uscirne con una marcia in più

Partecipare al campo è un modo come altri per combattere la mafia, fenomeno criminale presente sul nostro territorio da centinaia di anni tanto da aver costituito un format ed essere esportata in altre nazioni. Si può definire uno Stato nello Stato che ha partecipato con un proprio status a trattative su questioni vitali per il nostro paese in tempi recenti ed anche addietro. E’ quindi quasi normale, inteso come conseguenza, che tanti anni di potere “alternativo” abbiano creato una sub-cultura con insospettabili radicamenti sottolineata ed esaltata, purtroppo, da film e serie tv come stile di vita vincente e tutto sommato, al più, folcloristico. Parlare di informazione è attinente alla cultura del vivere d’oggi , fondamentale per la complessità dello stesso ma ascoltare dalla viva voce di un parente di vittima di mafia è tutt’altra cosa dall’enunciato di giornali, trasmissioni e telegiornali; è un pugno allo stomaco che mette i brividi nell’immedesimarsi e dà un senso allo stare qui ed uscirne poi con una marcia in più.

Mario

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