Da Marconi alle webradio: gli strumenti per una stazione radio

Stevens, conosciuto  su Radio Londra col nomignolo di « Colonnello Buona Sera ».

Stevens, conosciuto su Radio Londra col nomignolo di « Colonnello Buona Sera»

“Amo la radio perchè arriva dalla gente entra nelle case, ti parla direttamente. E se una radio è libera ma libera veramente. Mi piace anche di più perché libera la mente.” cantava Eugenio Finardi nella canzone “Radio”.

Durante la seconda guerra mondiale la radio fu utilizzata in modo molto efficace in quella che gli storici definiscono guerra delle onde: gli impulsi di regime furono contrastati da Radio Londra e dalle tante radio avamposto dell’Italia liberata.

Con la liberalizzazione dell’etere sancita dalla Corte Costituzionale nel 1976 l’esperienza accumulata durante il conflitto portò alla nascita di numerose radio libere, tra di esse ricordiamo Radio Alice (1976), Radio Onda Rossa (1977), Radio Sherwood (1977), Radio Popolare di Milano (1976), la Radio Aut (1976) di Peppino Impastato.

Radio che si imposero non solo come alternativa alle trasmissioni pubbliche della Rai, ma come principale fucina di idee e persone con capacità professionali sempre maggiori. Una qualità che ha permesso a molte di queste emittenti di sopravvivere nel tempo e di trasmettere ancora oggi.

Su questo periodo della storia del nostro Paese si è basato nel 2006 il progetto Broadcastitalia, un sito in cui è possibile leggere la storia delle Radio Libere Italiane, guardare delle interviste ai personaggi delle radio e ascoltare un repertorio di trasmissioni pirata recuperate da vecchi nastri.

Radio Alice

Radio Alice

Come tutti i mezzi di comunicazione di massa anche la radio con lo svilupparsi delle nuove tecnologi ha subito miglioramenti e implementazioni, in special modo per quanto riguarda le attrezzature e le possibilità di realizzazione di una propria emittente.

Gli strumenti per preparare e strutturare una radio oggi sono disponibili a tutti, e gratuitamente. Prima di approfondire questo punto mi sembra importante fare una precisazione: oltre agli strumenti, quando si decide di fare comunicazione, è importante l’organizzazione. Organizzazione vuol dire coerenza, qualità e continuità.

Spreaker è una piattaforma web che consente a tutti gli utenti registrati di crearsi il proprio show radiofonico gratuitamente e senza l’ausilio di ulteriori software. Basta registrarsi e si può scegliere se preparare una registrazione da mandare in onda successivamente o andare in diretta. Il tutto è gestito attraverso la “Deejay Consolle on-line“ cui si accede via browser direttamente dal sito e che permete il mixaggio di diverse tracce audio. Tutte le trasmissioni rimangono a disposizione sul proprio canale in formato podcast. Interessante per approfondire la conoscenza di questa piattaforma l’intervista realizzata da Wired a Laura Gramuglia, Responsabile Editoriale di Spreaker e il tutorial on line del programma.

Esistono anche altri sistemi per realizzare una web radio, ma Spreaker al momento riesce a miscelare in modo ottimo tutte le diverse funzioni e applicazioni necessarie (diretta streaming, podcast, condivisione sui social network, versione gratuita o premium a pagamento).

Christian Slater nel film "Pump up the volume"

Christian Slater nel film "Pump up the volume"

Avendo tutti gli strumenti a disposizione e avendo pensato a cosa comunicare rimane scoperta soltanto la parte dedicata alla musica e alla SIAE.

In generale per evitare problemi e incertezze si possono usare i brani con licenza Creative Commons. Sul sito Creative Commons  è disponibile una funzionalità di ricerca cross-media che permette di effettuare le ricerche per tipo di file e per genere musicale.

Spreaker invece offre la possibilità di caricare la musica, acquistata legalmente, nella libreria del proprio canale. Ogni utente può quindi trasmettere la musica che preferisce senza preoccuparsi di nulla, tutti i diritti di broadcasting in Italia sono assolti direttamente da Spreaker. E anche questo non è poco.