Queste vacanze hanno fatto molto male ai vostri profili Facebook

Facebook è un social network, una rete sociale che ci permette di rimanere in contatto con i nostri amici e conoscenti. Quando ci siamo iscritti, spinti da quel mistico mantra “ci sono tutti”, abbiamo subito cercato i nostri vecchi compagni di università e di classe, le nostre fidanzatine degli anni passati, i nostri parenti e i nostri amici più vicini. Abbiamo creato quindi intorno a noi una comunità virtuale fatta di tutti i nostri contatti, a questi con il tempo si sono aggiunte altre persone, che magari non conosciamo nella realtà, che hanno i nostri stessi interessi o passioni. Fin qui tutto bene, come direbbe Hubert, se non fosse che se con questi “amici” non abbiamo contatti, non ci muoviamo dal virtuale al reale, non li sentiamo e avviciniamo in privato abbiamo semplicemente continuato a fare una collezione di figurine (siamo passati da quelle dei calciatori o degli orsetti del cuore alla raccolta di figurine delle persone che conosciamo).

Ci siamo iscritti in massa su questo social network e chi con 100, chi con 300 e chi con 1000 amici abbiamo pensato di rivoluzionare la nostra vita sociale. [Ci sono addirittura anche persone che hanno quasi 5000 “amici” e a queste persone suggerisco di aprirsi una pagina perché o siete degli Snorky oppure è evidente che il livello di interesse nei vostri confronti va ben oltre la sincera amicizia.]

Deve essere chiaro a ognuno di noi che quando accediamo a fb e decidiamo di condividere un qualsiasi contenuto non lo stiamo facendo con il mondo intero, non siamo Obama in mondo visione, ma lo stiamo facendo unicamente con questa cerchia di “amici”.

C’è stata una fase di transizione in cui abbiamo vissuto la nostra vita con tranquillità e poi con serenità, tornati a casa andavamo a controllare cosa facevano e dicevano i nostri “amici”. Questa fase è durata ben poco perché con il diffondersi dei dispositivi mobili (Android e Iphone) e il miglioramento dell’accessibilità alla rete siamo stati in grado di accedere a Facebook in qualsiasi momento e posto in cui ci trovassimo.

38192

Poi un giorno ci siamo trovati in pizzeria con gli amici e il cameriere ci ha servito una margherita dalle proporzioni enormi e abbiamo pensato “chissà cosa ne penseranno i miei amici su fb”, abbiamo fatto una foto e l’abbiamo postata. In poco tempo la nostra pizza, grande quanto la ruota della Locomotiva di Guccini, ha raccolto oltre 30 “mi piace” e numerosi commenti del tipo: “gnam”, “anche io!!!”, “ti tratti bene ;)”, ecc. Questo fenomeno ci ha fatto sentire bene, ci ha dato quasi un senso di soddisfazione, molto tenue a dire la verità, ma comunque ci siamo sentiti un po’ migliori. Poi siamo venuti a sapere che esiste un hashtag #pornfood che raccoglie ed etichetta le foto dedicate al cibo e allora abbiamo capito che non eravamo soli e che questa attività di condividere foto di alimenti era figa e abbiamo continuato.

Ma cosa stiamo comunicando con queste foto? Che mangiamo? Che mangiamo cose buone? Che mangiamo junk food? Che mangiamo prodotti della nouvelle cuisine?

 

mona-lisa-duckface-1-638x300

Poi un giorno eravamo con degli amici e abbiamo deciso di farci una foto di gruppo e siccome abbiamo questi benedetti dispositivi mobili ci siamo stretti stretti gli uni vicino agli altri e uno di noi ha allungato il braccio e ha fatto un autoscatto. Poi via, senza pensarci due volte abbiamo condiviso la foto, taggato tutti e in pochi minuti abbiamo raccolto tanti “mi piace” e numerosi i commenti del tipo: “belli”, “fighi”, “buffi”, “siete i mejo”, “baci”, ecc. Questa reazione ci ha fatto sentire bene e anche in questo caso abbiamo sentito una tenue soddisfazione tanto che abbiamo iniziato a farci foto anche da soli, nei posti e nelle posizioni più improbabili e ci siamo accorti che l’effetto che suscitava sui nostri contatti di fb, benché leggermente differente era altrettanto gratificante. Poi ci hanno detto che questo tipo di pratica si chiama #selfie ed è molto diffusa specie dalle persone famose, che spesso, ahimè, per risultare più sensuali mettono anche le labbra leggermente a paperella (#quacklips) e allora abbiamo iniziato anche noi un po’ per scherzo un po’ no a metterci in pose un po’ sexy.

Ma cosa comunichiamo con queste foto? Che siamo fighi? Che siamo in forma? Che siamo buffi? Che siamo sexy? Che siamo allegri? Che facciamo una vita mondana? Che siamo alternativi?

Stacy-Keibler-hot-gambe-mare-spiaggia-foto-Twitter-2012

Poi sono arrivate le vacanze e così un po’ per gioco un po’ per scherzo ci siamo fatti un selfie con la spiaggia alle spalle e abbiamo scritto “finalmente in vacanza!” e abbiamo ricevuto tanti “mi piace” e tanti commenti del tipo: “beato te”, “anche io”, “ma sei a mare?”, ecc. E allora la sera a cena, così quasi per curiosità, ma anche per provare quel tenue senso di soddisfazione abbiamo fatto una foto al nostro piatto di gamberoni arrosto e l’abbiamo condivisa. Il risultato inutile dirlo è stato altrettanto piacevole.

Ma cosa comunichiamo con queste foto? Che siamo in vacanza? Che stiamo mangiando? Che ci stiamo divertendo? Che ci stiamo abbronzando?

Con il tempo tutto questo è diventato la normalità, se non fosse che la normalità spesso genera mostri e allora lentamente e gradualmente abbiamo smesso di interessarci delle nostre attività reali per concentrarci su come raccontarle nel modo migliore. Perché, inutile dirlo, queste modalità e queste abitudini di condivisione e narrazione si sono diffuse a macchia d’olio e le nostre foto del cibo sono in diretta concorrenza con quelle della nostra amica delle scuole medie e con la nostra vicina di casa. I nostri selfie poi sono sempre superati in apprezzamenti da quella “sciacquetta” della cugina del nostro ex o dall’amico delle medie che condivide solo foto in pose plastiche. Tocca impegnarsi insomma perché il senso di soddisfazione diventa sempre più tenue.

Arrivo finalmente al motivo che mi ha spinto a scrivere questo post: queste vacanze hanno fatto molto male al tuo profilo Facebook. Fammi dire che ho visto tanta presunzione e superficialità, è stato sempre più evidente come piuttosto che goderti le brevi ferie a tua disposizione hai deciso di mostrarle come le più fighe del mondo. Non solo, hai deciso di dedicare il tuo tempo libero per proiettare un’immagine di te, a tua insaputa, stereotipata, noiosa e banale.

unnamed

Questo strumento che dovrebbe servire per comunicare con chi ci è vicino e/o importante per noi si è lentamente trasformato in uno strumento di vanità e illusione in cui ognuno di noi si crede una star e pensa di poter essere al centro dell’attenzione dei suoi contatti.

Penso che sia normale passare delle belle vacanze e poi, tornati a casa raccontarle agli amici (il racconto fatto di aneddoti e curiosità è il cuore della condivisione e della narrazione delle vacanze) ed eventualmente mostrare loro alcune foto più belle e caratteristiche, foto di paesaggi, di opere d’arte e di tutti quegli elementi utili a far conoscere il posto e a invogliare gli altri a visitarlo. Non parlo quindi di far vedere agli amici una ventina di selfie dove cambia solo l’angolazione del vostro viso e lo sfondo.

Ti assicuro che a nessuno, che abbia realmente una vita e degli interessi, importa di come ha passato le vacanze Fiorello o Manuela Arcuri, figuriamoci se gli importa come le hai passate tu. A nessuno interessa cosa mangia Belen Rodriguez o Richard Gere, figuriamoci se gli interessa cosa hai mangiato tu.

Io mi chiedo, e per favore chieditelo anche tu, perché condividi? Lo fai per mostrarti e metterti al centro dell’attenzione o perché pensi che i tuoi “amici” abbiano la necessità di visionare e commentare i tuoi contenuti? Facebook è uno strumento, sei sicuro che sia lo strumento giusto per rimanere in contatto con le persone che contano? Sei sicuro che lo stai usando nel modo corretto? Sei sicuro che sia lo strumento giusto per ricevere e condividere informazioni? Sei sicuro che sia lo strumento giusto per migliorare la tua vita sociale? Sei sicuro che sia lo strumento giusto per rimorchiare?

Ho parlato di selfie e di cibo ma avrei potuto parlare anche di animali domestici, figli o nipoti e “contenuti politici” che vengono pubblicati e condivisi in modo compulsivo non tanto per avvicinarci alle persone a noi care ma per delineare solo meglio il nostro profilo virtuale.

Qualcuno a questo punto penserà: ma tu perché non ti cancelli da Facebook? Così eviti a te tanta sofferenza e a noi l’ansia di dover valutare i contenuti che condividiamo.

La mia risposta è semplice, come già detto Facebook è uno strumento, come un’automobile ad esempio e non ha senso smettere di guidare soltanto perché molte persone guidano in modo distratto, pericoloso e a una velocità elevata.

A questo punto potrai avere diverse reazioni: potrai togliermi l’amicizia su Fb o potrai chiedermela se non siamo già “amici”, potrai pensare “quanto sono patetiche queste persone di cui scrivi” e poi condividere una foto dei tuoi piedi pittati con uno smalto giallo polline utilizzando l’hashtag #feetflower o potrai riguardare la tua bacheca e vedendo le cose che hai condiviso questa estate pensare a quanto siano utili interessanti o intelligenti. Potrai infine fermarti a riflettere e capire che le abitudini sono attività che vengono fatte in modo ripetitivo e senza rifletterci e che sono l’esatto contrario della spontaneità e del dinamismo e che quindi il tuo profilo potrà essere stanco, lento e monotono oppure ricco, vario e interessante in base a cosa e come deciderai di condividere i tuoi contenuti.

PS: le vostre secchiate d’acqua mi mettono i brividi!!!

Se ti è interessato questo post puoi leggere anche “Quale futuro per la social media generation?” , “Le cinque regole d’oro per gestire il vostro profilo personale su Facebook” e “Il mondo perduto dei follower secondo Bauman”