La violenza e internet

Ho più volte evidenziato come sia in atto un cambiamento sociale e culturale determinato dall’evolversi e diffondersi delle tecnologie. In modo specifico il diffondersi del web 2.0 permette a ognuno di noi la creazione di uno, o più, canali di comunicazione che come foglie trascinate da un fiume si diffondono nella rete.

Spesso i media mainstream parlano di come questa diffusione possa alimentare la violenza. Nelle analisi che fanno, demonizzano le nuove tecnologie e instillano inutili paure nelle generazioni meno pratiche. Queste analisi però non considerano alcuni elementi.

Tre considerazione. Il diffondersi della società dello spettacolo e l’annacquamento della televisione generalista con i diversi tipi di reality show hanno trasformato antropologicamente la popolazione (specie quella più giovane). Il desiderio di apparire ha lentamente ma inesorabilmente corroso il desiderio di essere. Per questo motivo, come già detto, l’umiltà, la vergogna e l’intelligenza, spesso mancano al flusso di comunicazione attuale. Un altro elemento da considerare, benché banale, è che non esistono scoperte buone e scoperte cattive, non esistono macchine buone o cattive.

Le innovazioni tecnologiche sono neutre, in quanto prive di una coscienza e di una volontà. Chi ne determina l’utilità o la dannosità è l’uomo con l’uso che decide di farne (si pensi all’equazione di Einstein per la teoria della relatività ristretta che fu utilizzata per la bomba atomica, per esempio). Ultimo punto: la madre dei cretini è sempre incinta. Che vuol dire che chiunque privato della giusta educazione, morale e sociale, può essere un cretino.

In altre parole atti di violenza e di squadrismo, incitamento all’odio e al razzismo sono insiti dell’uomo fin dalla sua apparizione. Il diffondersi del web 2.0 consente, grazie al diffuso senso di esibizionismo della nostra società, l’individuazione e il manifestarsi di fenomeni che fino a pochi anni fa rimanevano segreti.

Due conclusioni. I mezzi di comunicazione, come manganello mediatico, sono pericolosi sia che vengano utilizzati dal Presidente, sia che vengano utilizzati da un gruppo di ragazzini contro il proprio compagno di classe. L’umiliazione e la violenza sulla vittima si moltiplica in modo spropositato se viene esibita e pubblicata. Per evitare questo fenomeno basterebbe astenersi dal munire i propri figli di tutte quelle tecnologie che, oltre a una conoscenza tecnologica, hanno bisogno anche di una etica morale. Fra tutti i cellulari ultima generazione che consentono la ripresa video e fotografica e la pubblicazione on line dei propri materiali. I genitori di questi ragazzi dovrebbero riflettere sull’utilità di uno strumento del genere in mano a un quattordicenne. E’ scontato dire che nel momento in cui questi strumenti non fossero messi in mano a persone ancora prive di una personalità forte, non cesserebbero comunque gli atti di violenza quotidiana, ma almeno si eviterebbe la gogna pubblica.

Di tutto questo fenomeno la cosa che più mi colpisce è la totale mancanza di responsabilità e di consapevolezza di chi compie queste azioni.

Un atto di umiliazione o di squadrismo di solito veniva celato nel segreto e nell’omertà. La vittima rimaneva sola con il segreto della violenza subita ed era interesse proprio degli aguzzini che questa cosa non venisse diffusa per evitare punizioni. Oggi invece sono gli stessi autori della violenza, che in un cieco esibizionismo, si autodenunciano, mostrando e diffondendo i video delle proprie violenze. Il “Grande Fratello” orwelliano si realizza mettendo in mano a persone irresponsabili le ultime tecnologie di comunicazione e condivisione.

Come già detto la rete non dovrebbe essere utilizzata dai pedofili, dai terroristi, dai nazisti e dai mafiosi per diffondere i loro elementi culturali, il loro sentire. Non esiste e non può esistere una parità di confronto e/o di dialogo con chi distrugge la democrazia, la solidarietà e la libertà del nostro Paese. Di questo aspetto si dovrebbero occupare sia il Garante dell Privacy e la polizia postale, sia i grandi siti e i social network, ma soprattutto le famiglie, la scuola, gli amici e la società responsabile. Non dobbiamo mai dimenticare che il problema non è solo la messa in condivisione di certe azioni (che anzi permette l’identificazione e la punizione dei violenti) ma che certe azioni vengano commesse.

Ecco un video tratto da Current TV, parla di nazisti in Russia e dell’utilizzo delle nuove tecnologie.