Movimento 5 Stelle e le elezioni 2013

Uomo al computer

Uomo al computer

La valutazione del risultato elettorale del Movimento 5 Stelle non può essere svincolata dalla valutazione del corpo mediatico di Beppe Grillo. In linea di massima la fisicità del “potente” (sia essa rappresentata da un re, un dittatore o un presidente) si scinde in due corpi: uno fisico e materiale e un altro politico e immateriale. In parole molto semplici benché i nostri corpi siano tutti uguali, quello del potente ha un valore aggiunto e simbolico. Si pensi a questo proposito come il corpo del Duce riuscisse a racchiudere, attraverso una studiata campagna mediatica, tutta una serie di valori aggiunti che ne hanno caratterizzato il mito e il fascino sulla popolazione. Un’esaltazione culminata con la denigrazione (e relativa desacralizzazione) del corpo fisico a piazzale Loreto. Il corpo di Beppe Grillo è dinamico ed energico, è un corpo che urla rabbia e indignazione. La traversata dello stretto di Messina a nuoto rappresenta molto bene le gesta eroiche di leader del passato ed è la metafora perfetta di come la forza di volontà possa essere il primo elemento per il cambiamento sociale, politico ed economico, nel nostro Paese e nel mondo intero. Il potere di fascinazione del comico genovese trascende però la sola fisicità e si moltiplica attraverso i suoi comunicati politici, la sua dialettica e i suoi tour nelle città italiane. Un fascino che prima delle elezioni, era ampio e diffuso come quello di Berlusconi nel ’94, la sua narrazione si basava sui medesimi elementi narrativi: la promessa di cambiamento radicale e di rottura con il vecchio sistema partitico, di salvezza (dalla crisi economica e sociale) e libertà (di espressione e d’informazione). Queste osservazioni logicamente si muovono su un percorso di semiologia che attraversa il blog, principale strumento di comunicazione del movimento, per arrivare alla narrazione corporea del leader, non sono quindi di carattere politico. Il successo elettorale del Movimento 5 Stelle non è frutto soltanto della cieca fiducia nel leader. Le persone hanno votato contro un sistema vecchio e atrofizzato incapace di dare rappresentanza al corpo elettorale, e in questo c’è molto anche della campagna elettorale fatta dalla Lega nel primo periodo. Un voto che però non si esaurisce nella protesta ma che attinge a una promessa di cambiamento radicale, alimentata da diverse mitologie. Da una parte il mito di internet come strumento democratico di decisione, trasparenza e democrazia, dall’altra il mito dell’uomo normale, leader di se stesso e capace di portare avanti il cambiamento.

Grillo e Casaleggio

Grillo e Casaleggio

Queste considerazioni non mettono in evidenza una lunga serie di incoerenze presenti nel movimento e nella mitologia che esso diffonde e che alimentano dubbi e perplessità negli osservatori esterni e anche in chi ha votato il M5S. Rimanendo sul puro campo della comunicazione il risultato elettorale raggiunto è stato da una parte moltiplicatore di cieco ottimismo da parte dei sostenitori più devoti ma anche dei cittadini più smarriti e dall’altra di un feroce ostracismo da parte di intellettuali, politici e giornalisti. Le analisi che sono state diffuse erano capaci di esaltare nel modo più assoluto il risultato o di denigrarlo senza alcuna capacità di analisi e di comprensione delle differenti dinamiche in atto. Questo comportamento dei mezzi di comunicazione istituzionali non consente ai cittadini una corretta informazione e di conseguenza di creare un proprio pensiero critico capace di analizzare e leggere la situazione. Non è possibile dividere il corpo elettorale in buoni e cattivi, in colti e ignoranti, in furbi e stupidi, non era possibile con Berlusconi e non è possibile ancor di più oggi con il M5S.